L’art. 11 del dl 24 aprile 2017 n. 50, convertito in extremis con la l. 21 giugno 2017  n. 96 (GU del 23/06/17 n. 144) e contenente la famosa manovra correttiva, prevede la possibilità di chiudere agevolmente – per la verità, come vedremo, tutt’altro che “agevolmente” – le liti fiscali pendenti dinanzi a Commissioni tributarie e Cassazione, quando però l’unica controparte sia l’Agenzia delle Entrate ovvero enti territoriali che abbiamo aderito a tale provvedimento entro il 31 agosto 2017, perché bisogna infatti considerare che la sanatoria produrrà efficacia a condizione che gli enti creditori accettino formalmente, cioè con autonoma deliberazione, l’applicazione (anche) nei loro confronti del provvedimento di rottamazione delle liti.
Per poter comunque usufruire di questa misura è necessario che il contribuente si sia costituito in giudizio entro il 24 aprile 2017, e naturalmente che il processo non si sia concluso con sentenza passata in giudicato.
Per definire però la lite dovrà essere effettuato, attenzione, il pagamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado, nonché degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo calcolati fino al 60° giorno successivo alla notifica dell’atto, escluse peraltro – almeno queste! – le sanzioni collegate al tributo e i relativi interessi di mora.
La domanda va presentata entro il 30 settembre 2017 ed è consentita la liquidazione in tre rate: il 40% entro il termine stesso del 30 settembre 2017, un ulteriore 40% entro fine novembre 2017 e il residuo 20% entro il 30 giugno 2018, tenendo però conto che per gli importi fino a 2 mila euro la “rottamazione” della lite comporterà il pagamento in unica soluzione.
Inoltre:

  • in caso di controversia relativa soltanto a interessi di mora e/o sanzioni non collegate ai tributi di riferimento, è dovuto per la definizione il 40% degli importi in contestazione;
  • se invece la controversia riguarda soltanto sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuta alcuna somma qualora il rapporto riguardante i tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla “rottamazione”.

Non sono definibili, lo ricordiamo, le liti che hanno ad oggetto:

  1. le risorse proprie tradizionali previste dall’art. 2, par. 1, let. a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  2. le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’art. 16 del Regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.

E ancora: laddove il contribuente si sia avvalso della “rottamazione dei ruoli” (scaduta il 21 aprile 2017), egli può in ogni caso usufruire anche della definizione delle liti pendenti, trattandosi di due agevolazioni autonome.
La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata; qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.
Dalle somme dovute si scomputano quelle già versate per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio, nonché quelle dovute per la “rottamazione dei ruoli”, anche se la definizione delle liti non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.
Gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima dell’entrata in vigore della norma sulla chiusura delle liti.
L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la lite. Nel caso in cui la definizione della lite è richiesta in pendenza del termine per proporre ricorso, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo.
Il processo si estingue in mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2018 dalla parte che ne ha interesse. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.
Le controversie instaurate e definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo; in tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017.
Se entro tale data il contribuente avrà depositato copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018.
Infine, per le controversie definibili sono anche sospesi per sei mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dalla data di entrata in vigore della nuova norma fino al 30 settembre 2017.

(andrea raimondo)

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