Il condominio di cui fa parte anche il locale farmacia, di mia proprietà, sta eseguendo delle opere di manutenzione ordinaria sulle parti comuni.
Vorrei sapere se anch’io, come possessore di immobile commerciale, ho diritto agli sconti fiscali in ragione dei millesimi di proprietà.

Per le opere sulle parti comuni di un edificio a destinazione mista, abitativa e non abitativa, la detrazione Irpef – nella misura (fino a tutto il 2017) del 50% ai sensi dell’art. 16-bis del T.U.I.R. – compete, sempre in ragione dei millesimi di possesso, sia per i proprietari delle unità abitative che per quelli delle unità a diversa destinazione, a condizione tuttavia che l’edificio sia a prevalente destinazione abitativa.
Secondo infatti una pur datata pronuncia – comunque sempre attuale su questo punto – dell’Amministrazione finanziaria, “[…] in caso di interventi realizzati sulle parti comuni di un edificio, le relative spese possono essere considerate ai fini del calcolo della detrazione soltanto se riguardano un edificio residenziale considerato nella sua interezza. Utilizzando, quindi, un principio di “prevalenza” della funzione residenziale rispetto all’intero edificio, è possibile ammettere alla detrazione fiscale, nel caso delle spese sostenute per   le parti   comuni di un edificio anche il proprietario e il detentore di   unità immobiliari non residenziali (purché soggetto passivo dell’Irpef) qualora la superficie complessiva delle unità immobiliari destinate a residenza ricomprese nell’edificio sia superiore al 50 per cento” (Cir. 57/E del 24/02/1998).
La “prevalenza” della destinazione abitativa, dunque, si riscontra non sulla base del numero delle unità abitative (appartamenti) rispetto a quelle a diversa destinazione (negozi o uffici), ma secondo la superficie complessiva delle abitative rispetto alle non abitative, cosicché, se anche il numero delle prime fosse superiore a quello delle seconde ma la superficie complessiva inferiore, ecco che l’intero edificio non potrebbe essere considerato “a prevalente destinazione abitativa” e i proprietari di uffici e negozi non sarebbero pertanto ammessi al beneficio.
Per completezza aggiungiamo che – anche quando l’intero stabile non possa considerarsi “a prevalente destinazione abitativa” – i proprietari degli appartamenti conserverebbero nondimeno la detrazione, precisando infatti la risoluzione sopra citata che: “Qualora tale percentuale sia inferiore – al 50% misurata secondo il criterio appena specificato  – è comunque ammessa la detrazione per le spese realizzate sulle parti comuni da parte dei possessori o detentori di unità immobiliari destinate ad abitazione comprese nel medesimo edificio”.

(stefano civitareale)

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