Un dipendente di farmacia può rifiutarsi di fare gli straordinari? Il rifiuto può essere causa di licenziamento?

 Il CCNL farmacie private all’art. 19, Titolo VIII, recita: “Le mansioni ordinarie di ciascun lavoratore devono essere svolte durante il normale orario di lavoro fissato dall’art. 18 del presente CCNL”. Ai sensi delle vigenti disposizioni di legge è facoltà del datore di lavoro di richiedere prestazioni d’opera straordinaria eccedente l’orario normale di lavoro di cui all’art. 18 (la durata normale di lavoro è fissata in 40 ore settimanali di norma distribuite su cinque giorni e mezzo…), tenuto anche conto del servizio per turno. Per giustificati motivi il lavoratore potrà esimersi dall’effettuare il lavoro straordinario. In ogni caso il lavoro straordinario deve carattere di eccezionalità. Il lavoratore non può compiere lavoro straordinario ove non sia autorizzato dal datore di lavoro o da chi ne fa le veci”.
Nel Suo caso quindi, se il lavoratore rifiuta senza giustificato motivo di prestare il lavoro straordinario legittimamente richiesto, incorre in un inadempimento sanzionabile come tale sul piano disciplinare.
Lei potrà così avviare nei suoi confronti un procedimento disciplinare e, all’esito, irrogargli una delle sanzioni previste dalla legge e/o dal contratto collettivo, e che comprendono naturalmente quelle più lievi (ammonizione o richiamo scritto), ma anche la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per uno o più giorni, fino a giungere al licenziamento per giusta causa ovviamente nelle vicende più gravi (come potrebbe essere il caso, ad esempio, di irragionevoli rifiuti a fronte di esigenze eccezionali o di imminente pericolo di danno alle persone e/o in caso di recidiva in precedenza già formalmente contestata).
Invece il lavoratore può rifiutarsi di effettuare ore di lavoro straordinario quando sussista un giustificato e comprovato motivo di rilevante gravità (per esempio, accudire un parente disabile) che appunto impedisca, o renda oltremodo onerosa sotto vari profili, la prestazione.
Anche quando, inoltre, il potere del datore di lavoro non sia esercitato secondo le regole di correttezza e/o buona fede, il lavoratore può rifiutare la prestazione di lavoro straordinario: una vicenda quasi “classica” nelle farmacie è quella del rifiuto a riprendere servizio – proprio per svolgere prestazioni di lavoro straordinario – dopo solo 8 ore dalla fine del turno, a meno che, s’intende, l’invito del titolare della farmacia non sia giustificato da ragioni aziendali imprevedibili e/o eccezionali.
In definitiva, ci pare di poter concludere che – perlomeno come principio generale – anche il Suo collaboratore è tenuto ad aderire alla richiesta di lavoro straordinario, essendo d’altra parte circoscritte, come abbiamo visto, le ipotesi in cui nel concreto il lavoratore possa legittimamente rifiutarsi.

(giorgio bacigalupo)

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