Giunge la risposta dell’Agenzia delle Entrate alla richiesta di “consulenza giuridica” inoltrata l’inverno scorso da Federfarma sul regime iva delle prestazioni di servizi erogabili dalle farmacie nel quadro del D.lgs. 153/2009 (c.d. “Farmacia dei servizi”).
Il parere più atteso era senz’altro quello sulle “Prestazioni analitiche di prima istanza rientranti nell’ambito dell’autocontrollo (autoanalisi)”: l’auspicio era che l’Agenzia riconoscesse per esse prestazioni l’esenzione da iva – come da più parti invocato – nella considerazione che, pur se effettuate in assenza di un professionista sanitario abilitato, tali prestazioni vanno comunque ritenute prodromiche a quelle di diagnosi, cura e riabilitazione della persona successivamente rese da figure professionali e quindi beneficiare, al pari di quelle, dell’esenzione IVA.
L’Agenzia, però, non ha condiviso questa posizione aderendo – come spesso accade – a un’interpretazione formalistica della norma di riferimento (art. 10, comma 1, n. 18 DPR 633/72) che richiede ai fini dell’esenzione il concorso di un duplice requisito, quello oggettivo della natura delle prestazioni (diagnosi, cura e riabilitazione) e quello soggettivo della qualità del soggetto prestatore (professionista sanitario abilitato alla relativa professione), e concludendo infine che proprio l’assenza di questo secondo requisito è determinante per escluderne l’esenzione.
Le autoanalisi restano perciò assoggettate a iva ad aliquota ordinaria (22%), con le inevitabili ripercussioni sul prezzo del servizio nei confronti del pubblico: inutile aggiungere che, vista la netta presa di posizione dell’Amministrazione finanziaria, continuare a certificare queste prestazioni in esenzione esporrebbe la farmacia a rischio molto consistente, in caso di controlli, di vedersi recuperare l’imposta non assolta e irrogare le relative sanzioni.
E resta fermo l’assoggettamento all’iva anche dei servizi di prenotazione, riscossione e ritiro referti.
Confermata, invece, l’esenzione da iva:
– per le prestazioni rese dalle farmacie mediante la messa a disposizione di infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari, già affermata del resto dalla risoluzione n. 128/2011 ( Sediva News del 16/04/2012);
– per le prestazioni di supporto all’utilizzo di dispositivi strumentali per i servizi di secondo livello (holter cardiaco e pressorio, ECG ecc.) ove prescritte da medici e pediatri ed erogate avvalendosi anche dell’intervento di infermieri: in questo caso, infatti, nessun dubbio si pone sul ricorrere di quel requisito soggettivo (abilitazione alla professione sanitaria del prestatore) che consente l’applicazione del regime agevolato (v. al riguardo Sediva News dell’8/05/2012, ove si auspicava per l’appunto l’estensione del regime di esenzione – ribadito per le prestazioni degli operatori socio-sanitari dalla citata Risoluzione 128/2011 – anche a questa tipologia di prestazioni).
Perviene infine un chiarimento – nel senso della semplificazione – con riguardo alle modalità di certificazione di tutti questi servizi per i quali infatti la farmacia può emettere anche (in luogo della fattura) lo scontrino “parlante”, alla stregua cioè di quanto già previsto per l’acquisto di medicinali anche ai fini, come sappiamo, della documentazione delle spese mediche deducibili/detraibili da far valere in dichiarazione.
E questo, anche perché (attenzione!) tale modalità si rivela  “funzionale al successivo inoltro dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, ai sensi dell’art. 3, comma 3, del D.lgs. 175/2014” ai fini della redazione della dichiarazione precompilata, così eliminando ogni dubbio sull’obbligo di invio (anche) di queste spese al sistema TS.

 (stefano civitareale)

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