Mi viene offerto un compenso per esporre alcuni prodotti cosmetici di una ditta nella vetrina della farmacia per un certo periodo di tempo. Quali sono i vari aspetti, anche fiscali, di questi rapporti?

 È un argomento da noi già esaminato ma evidentemente la trasformazione che la farmacia sta vivendo da qualche tempo per adeguarsi a una realtà sempre più competitiva determina la crescita di settori – proprio come la cosmetica – in grado probabilmente di intercettare al meglio la domanda del pubblico, ormai del resto orientata nei confronti della farmacia, oltre che per il comparto “salute” (farmaci e prodotti collegati), anche per tutta la diversificata gamma di beni e servizi in grado di soddisfare quel bisogno di “benessere” crescente che avverte la società contemporanea.
Per stare dunque nel tema indicato dal quesito, la c.d. “esposizione preferenziale” – come viene definita la pratica di marketing proposta dalle industrie e dai fornitori in casi come questo e ci pare anche dalla ditta di cosmetici in questione – consiste nel riservare all’esposizione di un determinato prodotto (o linea di prodotti) alcuni spazi o aree dei locali destinati alla vendita particolarmente in vista, come appunto le vetrine o le “isole”, allo scopo naturalmente di sollecitare la domanda dei clienti della farmacia.
D’altra parte, l’impegno di quest’ultima (remunerato certo da un compenso) a rendere questo servizio promozionale nei confronti di un suo fornitore – il che, per lo più, avviene sulla base di intese diverse, pur se in qualche modo collaterali e/o integrative, dall’accordo-quadro che può regolare i rapporti di fornitura sottostanti – consiste in una vera e propria prestazione di servizi il cui corrispettivo concorre a formare i ricavi imponibili dell’esercizio sia ai fini delle imposte dirette che dell’Iva, e a fronte del quale deve essere emessa fattura,  secondo la regola generale in tema appunto di prestazioni di servizi, al momento del pagamento con l’applicazione dell’aliquota ordinaria del 22%.
Talora accordi del genere – che, per quel che diremo tra poco, è bene formare per iscritto – prevedono che il corrispettivo non venga liquidato in misura fissa, ma percentualmente sull’ammontare del venduto alla clientela, e/o sull’importo degli acquisti da parte della farmacia dei prodotti promossi (e, per lo più, con l’impegno della farmacia di realizzare un numero minimo di eventi/attività entro un determinato arco temporale); pertanto il compenso verrà definitivamente liquidato, in linea di massima, quando si tireranno le somme dei risultati della campagna promozionale.
Onde evitare possibili contestazioni da parte dell’Erario di “sotto-fatturazioni”, anche in parte, dell’evento – che d’altronde possono ragionevolmente scaturire anche o soprattutto da controlli incrociati effettuati proprio sulla ditta fornitrice ed erogatrice del compenso – è necessario che le fatture emesse dalla farmacia a quest’ultima rechino una descrizione dettagliata dell’attività svolta con l’espresso riferimento a quell’accordo integrativo cui si è accennato, richiamandone anche sinteticamente gli elementi essenziali, come le condizioni per la determinazione del compenso, il calendario promozionale, il periodo della promozione, ecc..
Infine, laddove siano previsti pagamenti periodici, o comunque in più soluzioni, è bene specificare, sempre in fattura, se l’importo ivi indicato è a saldo, ovvero in acconto salvo conguaglio da definire, come accennato, sulla base dei risultati conclusivi.

(stefano civitareale)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!