Sono un farmacista che ha partecipato al concorso straordinario e vorrei chiedervi che valore ha la domanda in forma associata fatta con la piattaforma ministeriale ai fini dell’impegno assunto degli altri soci.
L’assegnazione della farmacia dovrebbe essere vicina ma uno dei soci prospetta di uscire dal nostro accordo: potrei citarlo in giudizio?

 È una questione da noi affrontata ripetutamente ( perché nel concreto si è posta e si sta ponendo con grande frequenza), concludendo in linea generale per una responsabilità del co-associato sol quando la sua “autoesclusione” dalla compagine [che può materializzarsi in parecchie modalità diverse e in una qualunque delle numerose fasi della procedura che seguono l’approvazione della graduatoria definitiva], con la conseguente estromissione di quest’ultima dal concorso, non sia riconducibile a fatti o comportamenti di qualsiasi natura che possano aver reso eccessivamente onerosa – in termini, per così dire, oggettivi – la prosecuzione del rapporto di co-associazione.
Soltanto forse in questo quadro potrebbe infatti configurasi con apprezzabile serietà un autentico inadempimento da parte sua agli impegni assunti, anche implicitamente, verso gli altri componenti la formazione al momento della partecipazione in forma associata al concorso.
Secondo quanto però ci risulta, almeno fino ad oggi solo in rare circostanze i co-associati “abbandonati” hanno avviato iniziative giudiziarie nei confronti del compagno di cordata inadempiente, e comunque non abbiamo notizie di sentenze di merito.
Non c’è dubbio d’altra parte che si tratta di una vicenda giudiziaria se non altro molto defatigante, tenuto conto che “passa” necessariamente per un’istruttoria spesso complessa, che deve individuare e ovviamente poi determinare un danno connesso o conseguente al mancato godimento di un’azienda, che tuttavia nella realtà non è ovviamente mai esistita e che andrebbe perciò “ricostruita” all’esito di una complicata opera sia del CTU nominato che degli inevitabili periti di parte.
Per di più, il farmacista “ritirato” può/potrà sempre eccepire –  e proprio così in pratica sta avvenendo – che in questi concorsi straordinari è trascorso troppo tempo, visto che stiamo ormai superando i cinque anni, per poter legittimamente pretendere il rispetto di impegni assunti allora, formalmente o “per facta concludentia”, nei confronti dei co-associati, dato che in cinque o più anni le vicende della vita potrebbero ragionevolmente giustificare anche scelte diverse da quelle originarie e spiegare dunque anche l’abbandono di un’avventura protrattasi ben oltre i dodici mesi di tempo limite previsti dall’art. 11 del decreto Cresci Italia.
Insomma, l’esito dell’eventuale giudizio è comunque incerto e sembra quindi il caso di ponderare adeguatamente se sia o meno opportuno promuoverlo.

(gustavo bacigalupo)