Sappiamo che da qualche tempo è possibile concedere al personale buoni pasto del valore di euro 7,00, esenti da oneri fiscali e previdenziali; vorremmo sapere qual è la differenza con gli altri ticket prescindendo dall’importo diverso.

 I “buoni pasto” – ovvero i c.d. ticket restaurant (v. Sediva news del 18/09/2015 e precedenti) – vengono, come noto, utilizzati dalle aziende private e pubbliche (e sono numerose le farmacie che ne fanno uso) che li erogano ai lavoratori per il pagamento di pasti o prodotti alimentari “in alternativa” alla mensa aziendale.
Il ticket non prevede oneri previdenziali e fiscali a carico del lavoratore e del datore di lavoro fino al tetto di euro 5,29 per ogni buono “cartaceo” e appunto fino a 7,00 euro per ogni buono “elettronico”.
Questi ticket telematici sono stati introdotti nel 2015 e attualmente, pur essendo anch’essi diffusi, non sono “cedibili” come gli altri.
In realtà entrambe le tipologie di buoni – che “valgono” generalmente un anno –  sono strettamente personali, non cumulabili e non possono essere tramutati in denaro.
L’art. 51, secondo comma, del TUIR – che riguarda espressamente il solo ticket “cartaceo” non superiore a euro 5,29, ma che deve ritenersi esteso anche a quello “elettronico” fino a euro 7,00 – ne illustra comunque il trattamento fiscale in termini non equivoci, precisando che “non concorrono a formare il reddito le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all’importo complessivo di euro 5,29 le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ed altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione”.
Quanto invece agli importi eccedenti euro 5,29 (per i buoni “cartacei”) ed euro 7,00 (per i buoni “elettronici”), essi concorrono – naturalmente per la sola differenza – a determinare il reddito da lavoro dipendente per il calcolo sia dei contributi previdenziali che delle ritenute fiscali.
Come vede, quindi, Lei potrà decidere – secondo le Sue valutazioni strettamente aziendali ma tenendo anche conto di quanto intende “premiare” il personale – di utilizzare indifferentemente, nei due diversi limiti indicati, sia i buoni pasto “elettronici” che quelli “cartacei”.

(giorgio bacigalupo)

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