Mio fratello farmacista, che collabora con me nell’impresa familiare, ha consegnato un medicinale senza la ricetta obbligatoria; spesso purtroppo siamo quasi costretti a farlo per tante ragioni, ma in questo caso sembra che il cliente abbia ingerito due o forse tre compresse insieme invece che una soltanto come indicato nel bugiardino, ed è stato costretto a ricorrere al pronto soccorso, anche se in questo momento non sappiamo con precisione che conseguenze può subire il cliente.
Vorrei però sapere quello che rischiamo io e mio fratello.

Come osserva anche Lei, questa non è una “pratica” del tutto inusuale, ma qualche volta possono effettivamente derivarne conseguenze spiacevoli, e magari oltremodo spiacevoli.
Qui non c’è dubbio in primo luogo che la condotta di Suo fratello – per aver dispensato senza ricetta un farmaco soggetto a prescrizione, quindi in violazione degli artt. 88 e segg. del DLgs 219/2006 – sia stata illecita, e tale indiscutibile antigiuridicità del comportamento è condizione necessaria ma al tempo stesso sufficiente per integrare, con il concorso degli ulteriori presupposti eventualmente previsti dall’ordinamento, le varie figure di responsabilità astrattamente configurabili nella fattispecie.
Mentre però, secondo i principi generali, la responsabilità sul piano civilistico – che, si badi bene, non postula necessariamente quella penale – coinvolgerebbe direttamente (anche) la farmacia come impresa, invece la responsabilità penale, che notoriamente è personale, sarebbe ascrivibile soltanto a Suo fratello (purché Lei sia rimasto nel concreto del tutto estraneo alla dispensazione di quel farmaco).
Ora, particolarmente sul versante penale va rispolverata una vecchia massima giuridica, secondo cui “quod est causa causae est causa causati”: se la mia condotta è stata causa di un evento A che a sua volta è stata causa di un evento B, la mia condotta si rivela causa (anche) dell’evento B, a meno che tra A e B non si sia interposto un fatto (un comportamento della stessa “persona offesa” o di altri, un avvenimento qualunque, ecc.) anormale, o anche soltanto  eccezionale, che abbia imprevedibilmente assunto un ruolo decisivo nella produzione dell’evento B, presentandosi così, più che come “concausa” (perché, come tale, non scriminerebbe la mia condotta), come vera causa e quindi direttamente determinante dell’evento B.
Ricordando che questo antico brocardo è in sostanza recepito anche dal nostro codice penale (art. 40, primo comma e, soprattutto, art. 41, primo e secondo comma), si tratterebbe allora di verificare – tenuto conto che il c.p. contempla come reato anche la figura colposa del delitto di lesioni personali – se qui sia stato proprio il successivo accadimento, cioè l’assunzione del farmaco da parte del cliente in un numero di compresse superiore a quello indicato nel “bugiardino”, a cagionare direttamente, appunto per la sua anormalità o eccezionalità, l’evento lesivo.
Francamente a questo interrogativo non siamo in grado di rispondere adeguatamente, tanto più che ci riesce difficile comprendere se e quanto sia irragionevole o davvero anormale assumere due compresse di un medicinale, invece che l’unica “consigliata” dal “bugiardino”, fermo comunque che le indicazioni in questo contenute non dovrebbero – almeno di per sé – svolgere un ruolo decisivo, in un senso o nell’altro.
Certo, l’assunzione in un colpo solo, diciamo, di 20 compresse probabilmente si rivelerebbe da sola la causa determinante – per la sua obiettiva imprevedibilità, irragionevolezza, eccezionalità, ecc. – di un ipotetico danno alla persona fisica del cliente, ma quella di 2 sole compresse [posto, anche se non sembra affatto verosimile, che abbiano potuto cagionare danni] potrebbe anche comportare la responsabilità penale di chi ha dispensato il farmaco.
Non va del resto dimenticato che la mediazione del medico è richiesta – quando è richiesta, come nella specie – proprio perché le sue indicazioni e/o raccomandazioni al paziente nel prescrivergli un farmaco “etico” (espresse nella ricetta ma anche verbali) possono/devono riguardare pure le modalità della sua assunzione.
Sempreché – s’intende – quel vostro cliente abbia subito conseguenze lesive di una qualche importanza, è opportuno perciò che a ogni buon fine, ove non vi abbiate ancora provveduto, allertiate un avvocato penalista, che potrà d’altra parte curare anche i possibili aspetti civilistici.
Infine, volendo trascurare i profili deontologici della vicenda (art. 24 del vs Codice), che potrebbero peraltro (ancor più in caso di “clamori”) indurre l’Ordine ad avviare – sempre a carico di Suo fratello – un procedimento disciplinare, la farmacia può incappare nelle sanzioni amministrative previste nell’art. 148 del citato DLgs 219/2006, che ammontano da 300 a 1.800 euro ovvero, in caso di ricetta non ripetibile, da 500 a 3.000 ma con l’ulteriore eventualità, anche se molto remota, di un provvedimento di chiusura dell’esercizio da 15 a 30 giorni (per i farmaci veterinari e per gli stupefacenti le sanzioni sono diverse).

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!