Di recente ho avuto qualche disavventura con il fisco con il rischio di conseguenze anche penali, e mi è stato sconsigliato di parlare al telefono degli affari della farmacia con chiunque, perché se le conversazioni fossero intercettate potrebbero essere utilizzate per innescare ulteriori problematiche fiscali a mio carico.

In realtà le intercettazioni telefoniche (come le testimonianze) raccolte nel corso di un un’indagine penale condotta dalla Guardia di Finanza “pesano”, o possono “pesare” anche nel processo tributario (nel quale potrebbe esitare un accertamento fondato in tutto o in parte sulle informazioni in tal modo raccolte) anche se in questo contesto non è loro riconosciuto lo stesso (pieno) valore probatorio attribuito nel processo penale dato che, ad esempio, in quello tributario è preclusa la prova testimoniale (art. 7, comma 4, del D.Lgs.vo 546/92).
Tuttavia tali elementi costituiscono pur sempre degli indizi che, se confortati da ulteriori riscontri soprattutto di natura documentale, possono concorrere alla formazione del libero convincimento del giudice tributario.
Anche la Cassazione, d’altronde, con un orientamento pressoché consolidato (v. da ultimo sent. n. 2916 del 7/2/2013) riconosce che le intercettazioni telefoniche autorizzate e le dichiarazioni rese da soggetti terzi possono essere validamente utilizzate ai fini di un accertamento, e dunque anche nel processo tributario che ne può scaturire, alla stregua di “elementi indiziari suscettibili di apprezzamento da parte del giudice tributario”.

 (stefano civitareale)

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