Non essendo ormai da molto tempo in buoni rapporti con mio padre – venuto a mancare da qualche mese – né con i miei fratelli, come posso verificare se ha fatto testamento e se questo sia stato pubblicato?

Forse non tutti sanno che con la L. 25/03/1981 n. 307 – di ratifica ed esecuzione della convenzione firmata a Basilea il 16/05/1972, e appunto relativa all’istituzione di un sistema di registrazione dei testamenti – è stato istituito un Registro generale dei testamenti presso l’Ufficio centrale degli archivi notarili del Ministero della Giustizia.
In pratica i notai che ricevono uno degli atti di ultima volontà elencati nell’art. 4 della legge stessa – testamenti pubblici, segreti e olografi, ritiri dei testamenti segreti e olografi depositati formalmente presso un notaio, verbali di pubblicazione di testamenti olografi non depositati formalmente presso un notaio, nonché revocazioni e revocazioni delle revocazioni delle disposizioni a causa di morte (sempre che siano fatte con un nuovo testamento) – devono provvedere ad effettuarne l’iscrizione nel registro, direttamente in via telematica oppure tramite l’Archivio notarile di competenza.
Inoltre, il testatore può richiedere che l’iscrizione dell’atto avvenga anche presso il competente organismo di uno Stato estero che figura tra quelli aderenti alla convenzione di Basilea (Francia, Cipro, Turchia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Lussemburgo, Spagna, Estonia, Lituania e Ucraina).
L’iscrizione dell’atto resta segreta fino alla morte del testatore, dopo la quale gli interessati, presentando idonea documentazione giustificativa (certificato di morte, sentenza dichiarativa di morte presunta oppure con autocertificazione), possono ottenere un certificato delle iscrizioni presenti nel Registro che riguardano la persona defunta.
Naturalmente, se è vero che le disposizioni appena ricordate possono rivelarsi utili in vicende come quella descritta nel quesito, è anche vero che nel concreto talora si tratta di un testamento olografo non formalmente depositato presso il notaio ma conservato fino alla morte dal de cuius in qualche cassetto e magari redatto in più originali consegnati a uno o più dei legittimari.
In tal caso, chiunque ne sia in possesso o lo rinvenga in un qualsiasi modo deve farlo pubblicare da un notaio e questo potrebbe quindi avvenire anche in tempi distanti o molto distanti dall’evento, rendendo così vane le interrogazioni del Registro cui si è fatto cenno all’inizio.

(alessia perrotta)

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