Ho letto una recente vostra news sulla malattia del lavoratore e relativi adempimenti, ma se possibile vorrei qualche maggiore dettaglio sulle norme riguardanti le visite fiscali.

Le visite di controllo, le c.d. “visite fiscali”, rappresentano sempre un tema di grande interesse nel mondo del lavoro.
Ribadiamo in primo luogo (vedi Sediva news dell’8 febbraio 2017) che la certificazione di malattia va inviata dal medico telematicamente (Dlgs. N. 65/2001 e L. 4/11/2010 n. 183) all’Inps, che a sua volta – con un numero di protocollo sempre “telematico” –  la renderà consultabile e scaricabile sia dal lavoratore che dal datore di lavoro; quest’ultimo poi, se in possesso di credenziali dedicate, può richiedere mediante il sito dell’Inps la visita di controllo che verrà effettuata dai medici iscritti nelle liste speciali tenute dall’ente previdenziale.
Il medico che riceve la richiesta è tenuto ad effettuare la visita fiscale nella stessa giornata quando la comunicazione dell’Inps gli pervenga nella mattinata, ovvero nella giornata successiva negli altri casi.
Le “fasce orarie di reperibilità” del lavoratore, presso il proprio domicilio sono comprese – lo ricordiamo ancora una volta –  tra le ore 10,00 e le 12,00 e tra le ore 17,00 e le 19,00 per i dipendenti del settore privato, mentre per i dipendenti pubblici la fascia è fissata tra le ore 9,00 e le 13,00 e tra le ore 15,00 e le ore 18,00.
Se il medico trova il lavoratore presso il suo domicilio e conferma, dopo la visita, la prognosi rilasciata dal medico curante, si ritiene evidentemente giustificata l’astensione dal lavoro con prosecuzione dalla malattia fino ad avvenuta guarigione o alla successiva visita di controllo.
Non è consentito comunque richiedere una seconda visita di controllo nella stessa giornata.
Nel caso invece di assenza del lavoratore, egli deve produrre idonea giustificazione al centro medico legale dell’Inps, mentre quando il lavoratore giunga presso il suo domicilio con il medico ancora ivi presente, quest’ultimo può visitarlo solo su sua espressa richiesta.
L’eventuale assenza del lavoratore viene annotata sul verbale del sanitario e il dipendente diventa passibile di sanzione amministrativa a meno che non presenti la citata documentazione giustificativa.
È opportuno anche precisare che il malato deve facilitare il più possibile la visita fiscale e l’accesso del medico, quindi, a titolo esemplificativo, il citofono non funzionante o la sordità del lavoratore/paziente non si configurano come giustificazioni idonee e anzi possono configurare ipotesi di condotta negligente (Cassazione n. 4233/2002), e cosi pure altre circostanze del genere (Cassazione n. 4216/1997).
In caso di assenza, quindi, oltre alla verbalizzazione già ricordata, il medico rilascia al portiere, a un familiare, a un vicino o direttamente nella cassetta postale del lavoratore, l’invito/convocazione a presentarsi alla visita di controllo il primo giorno successivo non festivo.
In ordine, in particolare, al rilascio dell’invito nella cassetta postale, l’Inps – con il messaggio n. 2587/2016 –  ha chiarito che la mancata certezza circa l’avvenuta ricezione della convocazione da parte del lavoratore fa sì che, se il lavoratore non si presenta alla visita ambulatoriale, riceverà un nuovo invito con raccomandata A.R. o via PEC.
L’assenza del lavoratore alla visita fiscale, se non opportunamente giustificata, comporta in ogni caso anche la detrazione delle giornate di malattia fino ad un massimo di 10 giorni di calendario alla “prima assenza”, per il 50% dell’indennità nel rimanente periodo di malattia alla “seconda assenza” alla visita, e per l’intero importo dell’indennità a decorrere dall’eventuale “terza assenza”.
Il datore di lavoro, sempre in caso di assenza per malattia ingiustificata, può infine applicare le sanzioni disciplinari previste dai contratti collettivi (rimprovero verbale o scritto e trattenuta sulla retribuzione).

(giorgio bacigalupo)

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