Vi disturbo per sottoporre un quesito circa le licenze e la Tabella XIV per la vendita dei seguenti prodotti: alimenti biologici, estrattori di succhi, prodotti per celiaci non notificati, bevande senza glutine, gelati senza glutine, orecchini senza nichel.
Inoltre, quali esami del sangue e quali le problematiche connesse alla cabina estetica ed alla poltrona estetica?

Vengono poste tre questioni che possono essere esaminate separatamente.
I – Il contenuto della famosa ex Tabella XIV sembra ormai in realtà un falso problema perché dopo la riforma del Commercio (D.lgs.114/98) la farmacia non soltanto può vendere tutti i prodotti riconnessi alla concessione/autorizzazione per l’esercizio della farmacia (e quindi, oltre ai farmaci, anche i prodotti a essi complementari, i presidi medico-chirurgici, i dispositivi medici, ecc.), ma dietro specifica autorizzazione commerciale (oggi sostituita dalla SCIA) – che non può essere certo negata per la valenza dei prodotti connaturati a un esercizio farmaceutico – anche i prodotti di cui alla tabella merceologica speciale per i titolari di farmacia (allegato 9 del D.M. Industria n. 375/88: per l’appunto, la c.d. ex Tabella XIV) e quindi gli alimenti dietetici e destinati ad un’alimentazione particolare, i prodotti igienici, gli articoli di puericultura, gli articoli sanitari, i prodotti cosmetici, i liquori e i pastigliaggi medicati, i prodotti chimico-farmaceutici, ecc.);  infine, sempre previa specifica autorizzazione commerciale (anch’essa oggi sostituita dalla SCIA), il cui rilascio può tuttavia essere soggetto ad una valutazione discrezionale delle esigenze dell’utenza e della pianificazione commerciale, possono essere venduti i prodotti di altro genere dei settori merceologici, alimentare e non, compatibili con l’esercizio della farmacia.
Ora, ciò chiarito, ci sembra che tra i prodotti elencati nel quesito soltanto gli “orecchini senza nichel” e gli “estrattori di succhi” non siano ricompresi nell’elenco della ex Tabella XIV e dunque per la loro vendita sarebbe necessaria la presentazione di una SCIA “ad hoc”.

II – Gli esami del sangue sono quelli contemplati dall’art. 2 del D.M. Salute del 16/12/2010 che attualmente prevede:

  • test per glicemia, colesterolo e trigliceridi;
  • test per misurazione in tempo reale di emoglobina,  emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito;
  • test per la misurazione di componenti delle urine quali acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti, ph, sangue, proteine ed esterasi leucocitaria;
  • test ovulazione, test gravidanza, e test menopausa per la misura dei livelli dell’ormone FSA nelle urine;
  • test colon-retto per la rilevazione di sangue occulto nelle feci.

III – Quanto infine all’attività di estetista, è regolata da una legge-quadro nazionale (L. 1/1990), da leggi regionali (ove adottate) ma anche – e, aggiungiamo, soprattutto – da regolamenti comunali e direttive Asl riguardanti essenzialmente i requisiti e le dotazioni igienico-sanitarie del locale ove viene esercitata.
La presenza dell’estetista in farmacia dovrebbe comunque ritenersi legittima, anche guardando alla giurisprudenza laziale (TAR Lazio n. 5036 del 20/05/2013), che però attiene alla specifica disciplina romana e non è quindi esportabile tout court a tutte le altre regioni e/o comuni.
Ma alcuni ordini professionali, in numero peraltro sempre decrescente, tendono talora a “storcere il naso” ritenendo quest’attività deontologicamente non del tutto compatibile con l’esercizio della farmacia, anche se il vostro (e nostro…) mondo sta cambiando a velocità supersonica e il processo di rinnovamento (o, secondo i punti di vista, di deterioramento) dell’intero settore sembra perfino inarrestabile; e non si vede perché questo non debba valere infine anche per l’annosa questione dell’“estetista in farmacia”.
Ad ogni buon conto aggiungiamo che, qualora si decidesse di offrire anche questi servizi alla nostra clientela, la forma di rapporto più conveniente per la farmacia parrebbe quella libero-professionale  – con l’estetista dotato di partita iva, per intenderci – tenendo in ogni caso presente che, anche se è l’estetista a fatturare direttamente al cliente (riconoscendo poi al farmacista un compenso anche sotto forma di percentuale per ciascun “affare” concluso), la responsabilità dei danni eventualmente recati dall’attività ai clienti sarà sempre del titolare della farmacia al quale incombe infatti, almeno astrattamente, l’onere di una costante verifica in ordine sia al possesso da parte dell’estetista dei necessari requisiti professionali ma, attenzione, anche alla qualità e adeguatezza delle prestazioni rese.
Il tema però, come si vede, è ancora delicato e quindi da maneggiare con grande attenzione.

(stefano civitareale)

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