Gli assegnatari di sedi farmaceutiche nei concorsi straordinari, e naturalmente anche chi li assiste, sono/sono stati costretti a vedersela e a fare i conti – nella fase propriamente concorsuale e/o immediatamente post-concorsuale – con una delle 19 Regioni (e/o con Trento/Bolzano), ma in quella subito successiva, finalizzata al conseguimento della titolarità della farmacia, a vedersela e a fare i conti anche con una delle 200 Asl e/o uno degli 8.200 Comuni.
Con le Regioni è andata e sta andando con tutte le diversità che sappiamo, e i danni giganteschi che, per fare l’esempio più clamoroso, derivano e deriveranno dalla stravagante quanto apodittica posizione assunta dall’Emilia (poi seguita dal Lazio) sul modo di immissione degli assegnatari in forma associata nella titolarità della farmacia [non alla società come tale tra loro formata, ma alle persone fisiche dei co-vincitori in forma di “contitolarità” o “titolarità pro quota”] si stanno già contando, e però saranno purtroppo valutabili adeguatamente sol quando su questa incredibile vicenda verrà messa la parola “fine”.
Invece con le Asl (ASUR, Usl, ecc.), che sono le amministrazioni competenti al rilascio del provvedimento di autorizzazione secondo una buona parte delle leggi regionali (ad esempio in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Sicilia, ecc.), e con i Comuni (in Emilia, Lazio, Puglia, ecc.) la partita è iniziata da poco, e quindi le compagini assegnatarie possono/potranno essere costrette a fronteggiare parecchie sorprese, quel che peraltro può/potrà altresì accadere dove siano competenti anche per questa fase le amministrazioni regionali, come è il caso di Campania, Calabria e (tuttora) Abruzzo.
Pensiamo, ad esempio, alla forma di società costituenda tra i co-vincitori, che da più parti si assume possa essere soltanto la società in nome collettivo e non pertanto la società in accomandita semplice; e questo è dato riscontrarlo specie quando – e, come sapete, si tratta della soluzione almeno sinora optata da tutte le altre Regioni – sia proprio la società come tale ad essere riconosciuta titolare della farmacia dato che le Asl e i Comuni che seguono la tesi emiliana non dovrebbero verosimilmente aver ragione di preoccuparsi più di tanto della forma sociale perché, snc o sas che sia, secondo loro si tratterebbe di una mera società di gestione.
Ma pensiamo anche agli obblighi che certe Asl [ma a quanto pare non i Comuni, evidentemente molto meno problematici …] affermano essere a carico di tutti e ognuno dei co-vincitori.
In particolare, enfatizzando la “paritarietà”, talune pretendono che i soci prestino tutti – e tutti a tempo pieno e/o in via esclusiva – la loro attività professionale nella e/o per la farmacia assegnata, mentre altre vedono o intravedono cause di incompatibilità sconosciute all’ordinamento o stravolgono quelle conosciute.
Per dare soltanto un’idea di quello che stiamo vedendo, riportiamo con i necessari omissis il testo della nota di una Asl diretta a quattro co-vincitori, uno dei quali (il Dr. XY) svolge in questo momento l’incarico di direttore responsabile di una farmacia di cui è titolare una snc da lui partecipata e avente sede in un’altra regione, e che per l’esercizio conseguito nel concorso straordinario vorrebbe costituire con i suoi tre colleghi una sas perché, d’accordo con loro, ritiene opportuno ridurre – quale socio accomandante – la sfera delle sue responsabilità e non intenderebbe comunque svolgere con continuità in questa farmacia attività professionale.
Questa più o meno la replica della Asl:
L’art. 11 del DL 1/12 prevede il mantenimento di una gestione in forma paritaria tra i soci per almeno dieci anni.
Per questo motivo una s.n. c., ma non una s.a.s., risulta la forma societaria più compatibile. E’ solo questa tipologia di società che la nostra azienda sanitaria, in accordo con la Regione, richiede per l’assegnazione del diritto di esercizio.
Inoltre, il caso previsto nell’art.8 sub b) della L. 362/91 fa chiaramente intendere che una gestione societaria tra farmacisti sia incompatibile con la posizione di direttore di altra farmacia, intendendo per altra farmacia qualsiasi farmacia non inclusa nella società che si verrà a costituire.
Per il Dr. XY, pertanto, in caso di mancata rinuncia alla direzione dell’altra società, si manifesterebbe l’incompatibilità con la posizione di socio nella nuova società.
Il Dr. XY dovrebbe comunque dimostrare, dopo aver rinunciato alla direzione, l’effettiva gestione in forma paritaria in accordo con gli altri soci senza dover cedere le quote dell’altra farmacia. Utile a questo proposito sarebbe poter disporre di una dichiarazione congiunta scritta tra i soci sulla presenza effettiva del Dr. XY nella sede prescelta in fase concorsuale”.
Alle puntuali osservazioni del Dr. XY sui vari profili appena accennati nella nota della Asl ma particolarmente su questa singolare “dichiarazione congiunta scritta tra i soci sulla presenza effettiva”, e alla proposta [formulata dopo aver preannunciato – dichiaratamente obtorto collo – di aderire alla tesi sulla snc e di essere disponibile alla rinuncia alla direzione dell’altra farmacia] di esplicitare la diversità dei compiti assegnati ai quattro soci direttamente nello statuto sociale, l’Asl così definiva la sua posizione:
“… un accordo congiunto e scritto tra soci sul tema, con attribuzioni di ruoli e competenze reciproci, stante il problema, potrebbe rappresentare una salvaguardia per la tenuta societaria e il rispetto di quanto voluto dal legislatore”.
Questa vicenda dovrebbe dunque concludersi con la costituzione tra i quattro farmacisti di una snc e con l’abbandono della direzione dell’altra farmacia da parte del Dr. XY [il quale perciò, come vediamo, sta chinando il capo dinanzi alla fermezza dell’Asl, ritenendo comprensibilmente molto più oneroso e defaticante contrastarla sul piano giudiziario], ma anche con la diversificazione e l’esplicitazione nello statuto sociale dei compiti di ciascun socio.
Ma qualche notazione ulteriore è necessaria.
Intanto bisogna ricordare, quanto alla questione snc/sas, che il comma 7 dell’art. 11 della l. 27/2012 prevede il “mantenimento della gestione associata da parte degli stessi vincitori, su base paritaria, per un periodo di 10 anni” allo scopo evidente di evitare che un concorrente, in possesso di titoli meritevoli di un punteggio consistentemente più alto rispetto ai suoi compagni di cordata, possa farne ragione di “speculazione” e trarne un beneficio proporzionalmente corrispondente, o comunque maggiore, in termini di partecipazione agli utili sociali, cosicché se i vincitori sono due ciascuno deve ineludibilmente parteciparvi per la metà, se sono tre per un terzo e così via.
Sperando di non infierire su chi sta leggendo queste note, a noi pare infatti che, se il legislatore avesse voluto riferire la “paritarietà” non tanto o non solo agli utili (e al capitale, per quel che conta il capitale nelle società di persone), quanto o soprattutto alla gestione dell’esercizio – come ritengono i sostenitori della snc come forma esclusiva, interpretando “gestione” in senso strettissimo – avrebbe forse espresso diversamente il precetto (ad esempio così: “mantenimento della gestione paritaria da parte degli stessi vincitori per un periodo di 10 anni”), mentre l’inciso “su base paritaria” parrebbe circoscrivere proprio agli utili una perfetta “paritarietà” tra i soci, senza necessariamente pretendere altrettanto sul versante delle perdite, come noto limitate per i soci accomandanti al valore dell’apporto.
D’altra parte, che la “gestione” sia “associata” di per sé non sembra certificare l’inconfigurabilità di una sas quale titolare della farmacia, perché snc e sas sono egualmente – nel codice civile – modi di esercizio collettivo di un’impresa, che è infatti associata [qui perciò associata potrebbe/dovrebbe stare semplicemente per sociale] nell’una come nell’altra, attenendo la distinzione tra le due forme alla presenza nella compagine sociale di una sas, differentemente da quella di una snc, di soci limitatamente responsabili e per ciò stesso privati dal codice di poteri strettamente gestori.
Men che meno, però, la “paritarietà” può ragionevolmente estendersi alla qualità e/o quantità delle prestazioni rese da ciascun co-vincitore alla società e/o alla farmacia sociale, e quindi sottendere un qualsiasi obbligo dei soci di svolgere tutti allo stesso modo e per lo stesso tempo tutte le prestazioni e/o attività opportune e/o necessarie alla migliore “gestione” – che pertanto resta comunque “associata”, cioè sociale – dell’esercizio, e che riguardano bensì la rappresentanza e l’amministrazione ordinaria e straordinaria della società (che nella sas sono di pertinenza esclusiva dei soci accomandatari), ma anche la direzione responsabile della farmacia, la dispensazione al pubblico del farmaco, la preparazione galenica, il controllo quali-quantitativo della merce, e così via, tutte attribuzioni che possono tranquillamente coinvolgere anche il socio accomandante.
Come si vede, l’estrema latitudine dei compiti che ineriscono all’esercizio collettivo di un’impresa commerciale, tanto più se si tratta di una farmacia, impone fatalmente un adeguato riparto, e in prima battuta proprio tra i soci, delle varie attribuzioni nello e/o per l’esercizio sociale ma anche semplicemente per la società in quanto tale, nella quale in definitiva saranno/dovranno essere sfruttate al meglio le capacità dei soci in modo che almeno tendenzialmente ognuno di loro possa occuparsi secondo le proprie attitudini di uno o più dei molteplici aspetti della gestione aziendale, fermo s’intende il precipuo e comune scopo di raggiungere la migliore efficienza dell’attività dell’impresa collettiva.
Inoltre, specie quando la farmacia sia conseguita da più di due concorrenti (come in questo caso e come in parecchi altri casi), è tutt’altro che sicuro che le esigenze aziendali impongano o suggeriscano a tutti i co-vincitori di dedicare la propria attività amministrativa e/o professionale in via esclusiva e/o all’interno della farmacia sociale, quel che peraltro non prevede come obbligatorio nessuna disposizione legislativa o regolamentare essendo soltanto richiesto ai soci di non versare in nessuna delle cause di incompatibilità indicate sub a), b) o c) del comma 1 dell’art. 8 della l. 362/91.
È anzi inevitabile credere possa rivelarsi sufficiente, ancor più quando i soci siano addirittura quattro, che l’attività professionale – soprattutto nel primo periodo di attività – sia/possa essere svolta al “banco” soltanto da due o tre di loro [e sicuramente, come è ovvio, il socio che assume la direzione responsabile della farmacia] e che quindi siano/possano essere rimessi agli altri due o al quarto socio compiti, non certo meno importanti, di natura amministrativa e/o rappresentativa espletabili evidentemente anche senza una presenza costante nell’esercizio sociale.
Non può quindi aver alcun fondamento neppure l’altro assunto della Asl circa l’obbligo del Dr. XY di rinunciare alla direzione dell’esercizio di cui è titolare l’altra società da lui partecipata, giungendo perfino a subordinare a tale rinuncia il rilascio alla società tra i quattro vincitori dell’autorizzazione all’esercizio della farmacia loro assegnata.
Tutti sanno infatti che, dopo il decreto Bersani del 2006, il farmacista è legittimato a partecipare a tutte le società che vuole, cosicché per lui nessuna delle relative farmacie potrà essere ritenuta l’“altra farmacia” evocata sub b) dell’art. 8 della l. 362/91, che è la disposizione citata quindi a sproposito dall’Asl.
Egli può allora evidentemente svolgere l’attività professionale in tutte le farmacie “partecipate” [non essendo lecito distinguere, ci pare, tra una farmacia conseguita nel concorso straordinario e farmacie acquisite altrimenti], ma – come ha affermato anche il Min. Salute in una nota del 2008 – assumere la direzione responsabile soltanto di una di esse senza per questo dover però rinunciare alle altre partecipazioni sociali [quel che invece, come si è visto, è proprio quanto sostenuto dall’Asl], e potendo in ogni caso nelle altre farmacie/società espletare compiti diversi sia pure in margini di tempo ridotti e compatibili con lo svolgimento della direzione.
Questa la lunga cronaca di una storia recente conclusasi – lo si è ricordato – con l’adesione del Dr. XY alla gran parte delle tesi dell’Asl, che tuttavia potrebbe aver fornito, com’era nei nostri intendimenti, un quadro forse significativo di quel che alcuni vincitori in forma associata potranno essere costretti ad affrontare.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!