Ai fini della detrazione Irpef da far valere nella dichiarazione dei redditi, anche le spese per l’acquisto di farmaci veterinari – alla pari di quelle per medicinali ad uso umano – possono essere documentate da scontrino “parlante” attestante la natura (mediante l’indicazione del codice AIC), la qualità e la quantità dei prodotti acquistati; altolà, invece, alle spese per gli integratori animali, alla stregua quindi degli omologhi prodotti destinati al consumo umano.
Sono queste le conclusioni raggiunte dall’Agenzia delle Entrate nella recente risoluzione n. 24/E del 27/02/2017 che molto ragionevolmente – come vediamo – ha esteso la modalità semplificata di certificazione introdotta dalla L. 296/2006 per le spese mediche (appunto lo scontrino “parlante”) anche a quelle veterinarie.
Non è perciò più necessario conservare la prescrizione del veterinario.
Ricordiamo anche che qui tuttora le spese detraibili sono soltanto quelle sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva, restando pertanto sempre escluse quelle per la cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare e, in genere, di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole ovvero di attività illecite (D.M. 289/2001), e possono riguardare anche le spese per le prestazioni professionali del veterinario, le analisi di laboratorio e gli interventi chirurgici.
Inoltre, secondo l’art. 15, comma 1, lett. c)-bis del TUIR, la detrazione di tutti tali oneri è riconosciuta nella misura del 19% del loro ammontare fino a un importo massimo di 387,34 euro per la parte che eccede 129,11 euro.
Infine, l’Agenzia precisa che la “semplificazione” degli obblighi di certificazione così adottata in via interpretativa non vale soltanto per gli acquisti operati nelle farmacie, ma anche per quelli in tutte le altre strutture autorizzate alla vendita di medicinali veterinari, e dunque oltre che – ai sensi dell’art. 70, comma 1, d.lgs. 193/06 – presso le parafarmacie (cui, come noto, è consentita altresì la vendita di farmaci soggetti a prescrizione veterinaria), anche presso “i titolari di autorizzazione al commercio all’ingrosso … di medicinali veterinari nelle varie tipologie” (art. 70, comma 2), i quali inoltre possono “essere altresì autorizzati alla vendita diretta di medicinali veterinari in confezioni destinate esclusivamente ad animali da compagnia, nonché di medicinali veterinari senza obbligo di ricetta medico-veterinaria”, se pur sempre evidentemente “sotto la responsabilità di persona abilitata all’esercizio della professione di farmacista”.

(stefano civitareale)

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