Dopo la sospensione disposta provvisoriamente dal decreto monocratico del Tar n. 61 dell’1/2/2017 [sul quale v. Sediva News del 20/2/2017] c’è ora quella definitiva sancita in sede collegiale con ordinanza n. 93 del 23/2/2017: la sorte del secondo interpello pugliese dovrebbe dunque essere presto decisa –  sempre nella fase cautelare – dal Consiglio di Stato cui la Regione verosimilmente proporrà appello contro l’ordinanza.
Come si ricorderà, i co‑assegnatari collocati al 149° posto della graduatoria – avendo accettato la sede sub judice di Muro Leccese, sulla legittimità della cui istituzione i giudici baresi stanno decidendo con una sentenza di prossima pubblicazione (che potrebbe però essere anch’essa impugnata al CdS) – hanno inteso cautelarsi per il caso in cui la sede venga annullata, chiedendo appunto la sospensione del secondo interpello in cui sono in gioco le 85 sedi pugliesi non assegnate a seguito del primo, in modo da potervi rientrare in caso di accoglimento del loro ricorso.
Soprattutto l’imminenza della decisione di primo grado su Muro Leccese può aver suggerito al Tar di sospendere le assegnazioni delle residue 85 sedi ed è possibile che anche il CdS decida allo stesso modo, ma il nodo da sciogliere, come sappiamo, è il seguente: quando una sede già assegnata – e non importa se dichiarata o non dichiarata dal provvedimento regionale come sub judice, perché non pare che questo sia un aspetto decisivo – venga meno sul piano giuridico per effetto di un provvedimento definitivo del giudice che ne annulli l’istituzione, i suoi assegnatari:
a) devono essere definitivamente estromessi dalla procedura?
b) oppure hanno titolo per esservi reimmessi partecipando all’interpello subito successivo alla decisione di annullamento della sede?
c) o addirittura a quello subito successivo all’interpello al cui esito sono risultati assegnatari, che per questo dovrebbe quindi essere sospeso fino alla definizione del giudizio sulla legittimità dell’istituzione della sede?
La risposta sub c) è naturalmente quella che danno gli assegnatari della sede di Muro Leccese, che hanno infatti invocato la sospensione del secondo interpello perché è in questo che vorrebbero essere inseriti per non dover attendere il terzo, quarto, ecc. interpello, con le conseguenze pregiudizievoli che nei fatti per loro ne deriverebbero.
I giudici pugliesi – non ritenendo evidentemente di poter escludere che la risposta possa invece essere quella sub a) – rilevano tuttavia che “la rigida applicazione dell’art. 9 del D.P.C.M. n. 298 del 19 maggio 1994 alla fattispecie in esame sembra presentare profili di opinabilità e che pertanto la questione sottesa al presente ricorso necessiti di approfondimenti in sede di merito”.
Ora, tale art. 9 recita al primo comma: “I candidati che risultano vincitori del concorso indicano, secondo l’ordine di graduatoria, la sede farmaceutica prescelta ai fini dell’assegnazione. L’indicazione non può essere modificata”.
Questa però è una disposizione che dovrebbe ritenersi per buona parte caducata [anche se forse non nel precetto di fondo che qui  interessa] quale effetto del disposto del comma 1 dell’art. 2 della l. 28/10/1999 n. 389, il cui testo è infatti il seguente: “Per l’assegnazione delle farmacie nei concorsi a sedi farmaceutiche, anche se banditi anteriormente all’entrata in vigore della presente legge, i candidati risultati idonei, entro sessanta giorni, sono contemporaneamente interpellati secondo l’ordine di graduatoria. L’indicazione espressa da ciascun candidato non può essere modificata. Il candidato che non indica, entro il quinto giorno successivo a quello dell’interpello, la farmacia prescelta, è escluso dall’assegnazione. L’assegnazione delle sedi avviene secondo l’ordine previsto dalla graduatoria”.
Come vedete, la grande novità stava/sta nell’introduzione di interpelli contemporanei e assegnazioni pure contemporanee, gli uni e le altre in tornate successive, ed è il meccanismo sostanzialmente fatto proprio anche dal comma 6 dell’art. 11 del decreto Cresci Italia e, parola più parola meno, da tutti i bandi di concorso straordinario.
E’ vero che i dubbi del Tar andrebbero correttamente riferiti, come si è detto, non all’art. 9 del D.P.C.M. 298/94 ma al comma 6 dell’art. 11, e però la domanda resta la stessa: la sottrazione di una sede all’assegnatario per mano del giudice lo esclude irrimediabilmente dal concorso perché “l’indicazione espressa da ciascun candidato non può essere modificata”? O gli deve essere riconosciuto il diritto di esprimere una seconda “indicazione”? Oppure nella risposta a tale interrogativo bisogna tener conto anche del ventaglio di scelte a disposizione dell’assegnatario al momento della ricezione dell’interpello, nel senso che egli va reimmesso nella procedura soltanto nel caso in cui non fosse stato nelle condizioni oggettive di escludere dal suo ordine di preferenza tutte le sedi sub judice?
Per quanto ci riguarda, ribadiamo il convincimento che la perdita di chances, per chi – costretto o non costretto dal suo numero di posizione in graduatoria [è chiaro, ad esempio, che se le sedi a concorso sono 100 e quelle sub judice sono 10, il 100° in graduatoria non può che includerle tutte] – abbia comunque indicato  una sede sub judice poi assegnatagli, debba tendenzialmente essere circoscritta alla tornata in cui egli sia stato interpellato e non invece estesa a tutti gli (eventuali) interpelli successivi e quindi all’intera procedura.
D’altra parte, pur condividendo le peculiari ragioni di opportunità che possono aver indotto il Tar Puglia a sospendere il secondo interpello vista l’imminenza della sentenza di merito sulla sorte della sede di Muro Leccese, sembra che non sia questa la linea guida da seguire, perché vorrebbe dire – in contrasto anche con la ratio legislativa che ha ispirato la previsione di 21 concorsi straordinari da espletare in 12 mesi – che il ricorso al Tar di un qualunque assegnatario di sede sub judice possa impedire l’ordinario e sollecito svolgimento di una procedura, nell’attesa magari interminabile che si definiscano con provvedimenti giurisdizionali inoppugnabili i giudizi relativi a tutte le sedi sub judice pertinenti a uno stesso concorso.
In definitiva, e senza dilungarci sull’interpretazione delle norme che dichiarano immodificabili le “indicazioni” espresse dagli interpellati, crediamo che – tra le tre soluzioni contrassegnate sopra con a), b) e c) – sia ragionevolmente preferibile quella sub b) e che dunque quel nostro assegnatario vada reinterpellato nella tornata immediatamente successiva alla decisione [ove esecutiva e/o inoppugnabile] di annullamento dell’istituzione della sede (già) sub judice.
Certo, nel concreto – tenuto conto dell’accelerazione che è stata impressa a parecchi concorsi, alcuni dei quali sono giunti al terzo o al quarto interpello ed è stato ora finalmente avviato il primo nel concorso lombardo – potrà rivelarsi una reimmissione che giunga molto in là nel tempo rispetto all’assegnazione della sede sottratta dal giudice [non va dimenticato per di più che l’efficacia delle graduatorie scade ora per tutti i concorsi al compimento del sesto anno dalla data del primo interpello e perciò, ad es. per la Puglia, al 13/12/2021] e che finisca quindi per penalizzare oltremodo la posizione e le aspettative dell’assegnatario.
Ma del resto –  dovendo escludere in radice una qualunque riedizione integrale o parziale dell’interpello “incriminato” e anche, per quel che si è appena osservato, uno stop in principio della tornata immediatamente successiva – prospettive più rosee per quello sfortunato (e generalmente del tutto incolpevole) assegnatario non si riesce francamente a configurarne.
Teniamo inoltre sempre presente che l’unico rimedio a questo scenario [comune nella realtà a tutti i concorsi salvo quello toscano] è/sarebbe stato peggiore del male visto che, se in Toscana gli interpellati nelle varie tornate non hanno mai corso il rischio di incappare nella scelta e nell’assegnazione di una sede sub judice poi eliminata appunto dal… giudice, è/é stato perché sin dall’avvio del primo interpello la Regione ha scelto illegittimamente di conservare con accuratezza tutte le sedi sub judice nel cassetto con la riserva di inserirle negli interpelli volta a volta successivi via via che fossero liberate dalle maglie dei giudizi.
Ne sono quindi derivate perdite di chances per i vincitori in Toscana ben più tangibili di quelle ipotetiche cui sono esposti gli assegnatari di sedi sub judice negli altri concorsi.
Prima di concludere, va segnalato che il Tar Puglia chiude la sua ordinanza  fissando la discussione del ricorso nel merito all’udienza dell’11 maggio 2017, ritenendo – con notazioni pienamente condivisibili – “meritevoli di tutela sia l’interesse dei controinteressati (n.b.: si tratta di alcuni degli interpellati nella seconda tornata) ad ottenere l’assegnazione di una sede in tempi rapidi e con garanzia di stabilità, sia l’interesse pubblico a completare l’ampliamento della rete farmaceutica e che tali interessi possano essere adeguatamente tutelati mediante la celere fissazione della discussione del merito del gravame”.
È però un tema di interesse generale sul quale, per la sua attualità destinata a lievitare sensibilmente, avremo certamente modo di tornare.

(gustavo bacigalupo)

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