In seguito ad evento sismico l’accesso a molte zone di pertinenza di due delle tre farmacie presenti sul territorio comunale è stato vietato da ordinanza del sindaco e la popolazione è stata dirottata quasi esclusivamente nella zona della terza farmacia. In questa situazione di emergenza (post terremoto) occorre comunque rispettare la pianta organica fino a nuova revisione o il sindaco può permettere, tramite ordinanza, alle altre farmacie di occupare zone di pertinenza della terza farmacia?

I precedenti anche giurisprudenziali sono nel senso della derogabilità del principio di inviolabilità della sede farmaceutica quando questo si riveli necessario per fronteggiare particolari esigenze inerenti naturalmente all’assistenza farmaceutica territoriale.
Ora, un provvedimento che autorizzi, in deroga al principio, lo spostamento di una farmacia fuori sede può essere adottato anche dall’amministrazione ordinariamente competente (il comune o l’Asl, secondo le norme regionali), che dovrà comunque motivare – ma evidentemente un evento sismico sembra di per sé ragione oltreché adeguata alla misura – il rilascio dell’autorizzazione per un trasferimento derogatorio.
In caso però di inerzia dell’amministrazione in principio competente, può intervenire (se del caso, su istanza di uno degli interessati) anche il sindaco cui è infatti riconosciuto un potere di ordinanza (anche) “in materia di igiene e sanità pubblica” ex art. 54 d.lgs. n. 267/2000: sono esattamente quelle “ordinanze contingibili e urgenti” che il sindaco, senza neppure dover comunicare l’avvio del procedimento come imporrebbe il principio generale sancito dall’art. 7 della l. 241/90, può emanare esercitando in questa evenienza la funzione non di rappresentante dell’ente locale ma di “organo di governo”.
Possiamo dunque pensare, per rispondere al quesito, che le due farmacie “terremotate” – ubicate cioè in zone, quartieri o aree comunali (e non necessariamente in locali) totalmente o parzialmente inagibili – possano essere autorizzate dall’uno o l’altra delle due autorità amministrative appena indicate a spostarsi entrambe nella sede farmaceutica di pertinenza della terza farmacia?
Premesso che saranno in linea generale provvedimenti di autorizzazione  con efficacia temporalmente limitata, e che dureranno quindi per tutto il tempo in cui durerà lo stato di necessità (quel che, s’intende, sarà certamente esplicitato nei provvedimenti), ci pare che l’ipotesi prospettata – l’autorizzazione allo spostamento di entrambe le farmacie in locali anche molto ravvicinati rispetto al terzo esercizio – sia tutt’altro che irrealistica e d’altra parte anche in tal caso non dovrebbe essere molto complicato per l’amministrazione illustrarne le ragioni.
Ma lo stato di inagibilità delle zone interessate dal sisma potrebbe anche rivelarsi – magari soltanto in parte – irrimediabile, come abbiamo visto per il capoluogo aquilano, e dunque suggerire anche in un futuro non lontano una misura diversa dalla semplice “restituzione” alle rispettive sedi farmaceutiche degli esercizi provvisoriamente trasferiti; potrà perciò risolversi in una modifica più o meno ampia e/o articolata delle sedi originarie, o di un trasferimento (=decentramento) di queste ultime in altra zona del territorio comunale, ma potremmo anche dover assistere a un pressoché totale rifacimento della pianta organica.
Ci sembra insomma che quelle due farmacie possano essere legittimamente trasferite – sia pure in via provvisoria – in qualunque zona agibile del territorio comunale, ma gli scenari conclusivi di questa vicenda non è facilissimo delinearli.

(gustavo bacigalupo)

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