In riferimento ai decreti ministeriali 16 dicembre 2010, n.57 e decreto 8 luglio 2011 n. 229, per quanto riguarda la cosiddetta farmacia dei servizi, vorremmo sapere se una volta ottenuto l’agibilità’ e la autorizzazione sanitaria della ASL, in locali diversi dalla farmacia, ed esattamente al 1° piano della farmacia, che tipologia di riabilitazione è possibile esercitare?
Mediante utilizzo di fisioterapisti e macchinari, è possibile esercitare la fisioterapia fisica e strumentale.
Per fisioterapia strumentale si intendono applicazioni mediante utilizzo di attrezzature, tipo: laser, ionoforesi, magnetoterapia, onde d’urto, tens, diadinamiche, etc.; per fisioterapia manuale si intende l’applicazione di trattamenti tipo: massaggi e rieducazione motoria, ginnastica correttiva, metodo mezier, massaggio linfo-drenante, etc.
Per esercitare l’attività professionale, un medico specialista, che intende aprire uno studio medico, in locali di proprietà della farmacia con ingresso autonomo, che tipo di autorizzazione deve chiedere?
La SCIA sanitaria, la deve presentare il medico specialista o il titolare della farmacia?
Per la cabina estetica, da installare in locali della farmacia, ed esattamente al 1° piano, la SCIA sanitaria, chi la deve chiedere l’estetista o il titolare della farmacia?

L’art. 1 del D.M. Salute del 16/12/21010 richiamato nel quesito dispone che le specifiche prestazioni professionali inquadrate nel progetto della “Farmacia dei servizi” debbano essere necessariamente svolte o “presso le farmacie” ovvero “a domicilio del paziente”; non sembra pertanto (v. anche recentemente in tal senso T.A.R. Puglia Sez. II n. 507 del 14/03/2012) che possano essere utilizzati locali del tutto autonomi e/o diversi da quello in cui si svolge l’attività della farmacia, pur se attigui, e dunque le necessarie autorizzazioni dovranno riferirsi ai locali strettamente inerenti all’esercizio della farmacia, anche se le prestazioni dovranno naturalmente essere espletate in un’area dedicata ma sempre all’interno del locale farmacia.
In ordine, poi, al tipo di prestazioni che possa rendere il fisioterapista, l’art. 4 dello stesso lo D.M. Salute dispone testualmente che: 1. Su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta […] il fisioterapista può erogare all’interno della farmacia ed a domicilio del paziente, e nei limiti di cui al decreto del Ministro della sanità n. 741 del 1994 [che contiene, peraltro, l’ordinamento professionale del fisioterapista – n.d.r.] le seguenti prestazioni professionali:
a) definizione del programma prestazionale per gli aspetti di propria competenza, volto alla prevenzione, all’individuazione ed al superamento del bisogno riabilitativo;
b) attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psico motorie e cognitive e viscerali utilizzando terapie manuali, massoterapiche ed occupazionali;
c)  verifica delle rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.
Il secondo comma precisa successivamente che “2. La farmacia, nell’erogazione delle prestazioni di cui al comma 1, deve rispettare tutti gli specifici requisiti relativi ai settori professionali, sanitari e tecnico – strutturali previsti per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1 dalla normativa statale, regionale e comunale vigente, nell’ambito dei precedenti settori.”
Ora, alla luce di tali disposizioni, e riguardo a quel che nel quesito viene definita “fisioterapia strumentale”, parrebbe lecito più di un dubbio sull’effettiva praticabilità di quelle prestazioni nel contesto del quadro normativo della “Farmacia dei servizi”, perché l’impiego di macchinari che risulti prevalente rispetto alla pura prestazione professionale potrebbe configurare l’attività di un vero e proprio ambulatorio medico con la conseguente necessità di acquisire in ogni caso la prescritta autorizzazione ai sensi dell’art. 8-ter comma 2 D.lgs. 30/12/1992 n. 502 (per un approfondimento sul tema e, in particolare, sul diverso regime autorizzativo tra studio medico e ambulatorio medico, rimandiamo senz’altro alla Sediva News dell’ 8/04/2016).
Temiamo insomma che lo svolgimento di prestazioni fisioterapiche con l’uso di macchinari – che per numero e complessità finiscano con il prevalere sulla componente professionale – possa dar luogo a un ambulatorio medico privo della necessaria autorizzazione (e ciò prima ancora di considerare ogni ulteriore possibile profilo di incompatibilità con l’esercizio della farmacia).
Per di più ci pare che i numerosi riferimenti, sempre nel contesto normativo della “Farmacia dei servizi”, alle prestazioni professionali in quanto tali [basta considerare l’art. 1, comma 2, lettera a), punto 4, del D.lgs. 153/2009, nonché la stessa rubrica del D.M. 16/12/2010 oltre al contenuto del citato art. 4] valgano ad esaltare evidentemente il puro apporto professionale di queste figure (infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari in genere) nell’organizzazione esistente della farmacia ai fini del potenziamento della stessa come presidio sanitario territoriale e non già a provocare in quella “l’innesto” di attività già esistenti e compiutamente regolamentate.
– Sarà lo studio medico – e non certamente la farmacia che si limita infatti a locare l’immobile – che dovrà presentare (non una SCIA sanitaria ma) una semplice comunicazione alla Asl territorialmente competente, sempreché – e torniamo a quanto accennato sopra – per le concrete modalità di esercizio dell’attività questa non configuri un vero e proprio ambulatorio soggetto ad una ben più complessa autorizzazione.
– La SCIA (anche qui “non sanitaria”) deve essere presentata dall’estetista se questi è titolare dell’attività, intrattenendo pertanto direttamente il rapporto con i clienti, e se la farmacia si limita a fornire – dietro adeguato compenso, naturalmente – il solo supporto logistico per l’esercizio dell’attività (locali e dotazioni); deve essere invece la farmacia se, viceversa, è quest’ultima che esercita direttamente l’attività, e l’estetista, nel quadro di un rapporto di lavoro subordinato o libero-professionale con la farmacia, si limita a rendere ai clienti di questa il servizio richiesto.

(stefano civitareale)

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