La c.d. “agevolazione prima casa” è tra i benefici fiscali più conosciuti e richiesti ma anche per questo bisogna essere ben consapevoli delle conseguenze di una sua possibile errata applicazione.
Stiamo parlando infatti di imposte di registro, tributo questo per il quale vale in linea di principio – come abbiamo ricordato più volte e anche di recente – la regola della responsabilità solidale tra acquirente e venditore.
Il tema è tornato di attualità in seguito ad una recente sentenza della Cassazione (Sez. V; n. 24400 del 30/11/2016) che ha ritenuto legittima la cartella di pagamento notificata anche al venditore in conseguenza della revoca dell’agevolazione motivata dalle caratteristiche “di lusso” dell’immobile che, come sappiamo,escludono l’applicazione dell’aliquota ridotta (attualmente 2% in luogo dell’ordinaria 9%, tanto per ricordare di cosa si tratta).
Ma andiamo con ordine.
La Cassazione ritiene – e non è la prima volta (v. la n. 13.141/2016 della stessa Sezione, peraltro citata nella sentenza in commento) – che la maggiore imposta liquidata per effetto della revoca dell’agevolazione abbia natura di imposta complementare dato che, ai sensi dell’art. 42  T.U. Imposta Registro, è successiva a quella applicata al momento della registrazione dell’atto (e quindi non può essere imposta principale) e non ha la funzione di emendare errori di liquidazione dell’ufficio (e, quindi, non può neanche considerarsi imposta suppletiva).
Vale dunque, sempre secondo gli Ermellini, la regola dell’art. 57, comma 3, per la quale il principio di responsabilità solidale delle parti contraenti sancito dall’art. 57, comma 1, viene meno per “l’imposta complementare dovuta per un fatto imputabile soltanto ad una delle parti contraenti” con l’effetto di porre la maggiore imposta derivante dalla revoca dell’agevolazione “a carico esclusivamente di questa”.
Conseguentemente, se, ad esempio, la ripresa fiscale è scaturita dalla dichiarazione (risultata successivamente) mendace resa dall’acquirente ai sensi della Nota II-bis lett. b) della Tariffa, Parte Prima ‑ che richiede ai fini dell’agevolazione “che nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà, usufrutto, uso o abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare” e perciò, in definitiva da un fatto imputabile soltanto a una delle parti contraenti – sarà legittimo il recupero della maggiore imposta esclusivamente nei suoi confronti.
Ma se, di contro, la revoca è motivata dalle caratteristiche dell’immobile oggetto dell’agevolazione (“di lusso” secondo la vecchia disciplina e di categoria catastale A/1, A/8 e A/9 secondo la nuova), certo non imputabili in via esclusiva al comportamento di una delle parti, il Fisco potrà legittimamente far valere il principio della responsabilità solidale appena richiamato indirizzando sia al compratore che al venditore l’avviso di liquidazione (e la conseguente eventuale cartella di pagamento in caso di mancato esito dell’avviso).

                                                                                                          (stefano civitareale)

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