Spesso i titolari o soci delle farmacie pongono questa domanda: quanti utili posso prelevare dalla farmacia?
E’ ragionevole che il titolare di una farmacia, o un socio, riscuota o tenda a riscuotere – diciamo, mensilmente – una somma di ammontare generalmente proporzionale all’entità delle vendite e ai costi di gestione.
Infatti, anche la “remunerazione dell’imprenditore” entra/deve entrare nel gioco del ricarico: il prezzo di acquisto del prodotto deve cioè essere “ricaricato” non solo con riguardo ai costi di gestione ordinari, ma anche degli interessi, delle imposte e appunto del compenso del titolare (e/o di eventuali collaboratori familiari).
L’economia vorrebbe che la remunerazione del titolare/imprenditore corrispondesse al 7,5% delle vendite, cosicché una farmacia “media” – che fattura cioè in un anno circa € 1.200.000 – dovrebbe garantire una redditività di € 90.000 annui.
Premesso questo, un principio fondamentale è che l’utile si consegue se il cliente finale acquista la merce al prezzo che la farmacia dispensatrice avrà determinato prescindendo da quello di riferimento, ma tenendo soprattutto conto della concreta situazione economica dell’esercizio.
E così, ad esempio, se una farmacia sopporta un costo di affitto molto alto, sarà costretta ad applicare prezzi più elevati e, al contrario, ove il locale sia di proprietà del titolare, i prezzi potranno anche essere inferiori, ma quindi è in ogni caso importante applicare un corretto ricarico nella individuazione del prezzo di vendita.
Ora, la detta percentuale del 7,5% – corrispondente alla remunerazione spettante al titolare dell’azienda (e/o ai suoi familiari) – si compone di tre voci:
– la remunerazione dell’attività lavorativa vera e propria del titolare (e/o dei collaboratori familiari), che è pari al 3,5% del volume delle vendite e dunque, se questo è di € 1.200.000, la retribuzione ammonterà a € 42.000;
– l’investimento “alternativo” dei capitali della farmacia in altri titoli o altre forme che però – ipotizzando per un momento che il valore del cespite farmacia corrisponda esattamente all’ammontare annuo delle vendite – renderebbe più o meno soltanto € 6.000, pari a un ragionevole 0,50% del capitale/investimento;
– la remunerazione del famoso “rischio d’impresa” del titolare, che potrebbe infatti essere coinvolto anche con i beni personali, e che è pari al 3,5% delle vendite e quindi nell’esempio ad € 42.000.
Perciò: 3,5 + 0,50 + 3,5 = 7,5% (remunerazione del titolare).
Questa rapidissima analisi, inoltre, vale anche nell’ipotesi in cui le farmacie siano legittimamente gestite da società di capitali, perché il prelievo di utili può essere effettuato con una programmazione preventiva solo dopo aver approvato il bilancio finale.
Come si vede, in definitiva, la determinazione della remunerazione assume/può assumere un ruolo decisivo (anche) nella formazione dei prezzi di vendita, e del resto è evidente che minore è il compenso che il titolare si “autoriconosce” e maggiore diventa la possibilità di accantonare utili che possano ad esempio essere destinati anche a pagare debiti e/o chiudere rapporti bancari.

(franco lucidi)

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