Una delle condizioni di accesso ai benefici fiscali previsti per le spese di ristrutturazione edilizia e per quelle sostenute per la realizzazione di interventi finalizzati al risparmio energetico – recentemente prorogati dalla legge di bilancio per tutto il 2017 con le super-aliquote, rispettivamente del 50% e 65% – è costituita, come sappiamo, dalla modalità di pagamento tramite bonifico bancario.
Così, infatti, letteralmente dispone l’art. 1, comma 3, D.M. 18/02/1998 n. 41 che non è mai stato adeguato nella sua originaria formulazione all’evoluzione tecnologica e normativa del sistema finanziario e degli strumenti di pagamento in genere.
Cosicché l’Agenzia delle Entrate, per evitare macroscopiche disparità, ha dovuto colmare nel tempo questo gap in via interpretativa riconoscendo la spettanza dell’agevolazione anche per le spese saldate mediante bonifico postale e bonifico bancario/postale on line (home banking).
In effetti, a partire dal 1° febbraio 2014, tutti i prestatori di servizi di pagamento del mercato unico sono tenuti ad utilizzare gli strumenti di pagamento europei tra i quali il bonifico SEPA (Single Euro Payments Area), venendo quindi meno ogni pluralità di strumenti di pagamento nazionali: in altri termini, considerata ormai l’unicità del sistema di liquidazione tramite bonifico, quale che sia l’ente – ovviamente autorizzato in base alla legge – che funga da intermediario, diventa del tutto obsoleto l’attributo “bancario” contenuto nella richiamata norma regolamentare.
D’altra parte, la prescritta modalità di pagamento è funzionale sia alla trasmissione – per intuibili finalità di controllo – al sistema dell’anagrafe tributaria dei dati relativi al soggetto beneficiario della detrazione, all’impresa destinataria del pagamento, ecc., e sia anche all’effettuazione della ritenuta d’acconto (attualmente dell’8 per cento) – introdotta dall’art. 25 del D.L. 78/2010 – che banche e poste devono operare sui detti pagamenti (e questo vale anche a comprendere le ragioni per le quali forme di pagamento diverse dal bonifico, che non consentono la corretta ed integrale esecuzione di questi adempimenti, non danno diritto all’agevolazione …).
Non deve dunque meravigliare che l’Agenzia delle Entrate, con la recente risoluzione n. 9/E del 20/01/2017, abbia riconosciuto validi ai fini dell’ottenimento dello sconto fiscale anche i bonifici effettuati per il tramite di istituti di pagamento, cioè quelli che offrono soltanto servizi di pagamento (con moneta elettronica e/o rimessa fondi) senza la raccolta di risparmio presso il pubblico – attività quest’ultima che è rimasta prerogativa esclusiva delle banche – purché, naturalmente, questi istituti di pagamento siano tecnicamente in grado, per l’appunto, di garantire la trasmissione dei dati e l’effettuazione della ritenuta con i relativi connessi adempimenti.

                                                                                                  (stefano civitareale)

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