Abbiamo ereditato la quota di una snc di nostro padre: siamo due fratelli farmacisti ma io sono titolare di un’altra farmacia. Credo di poter subentrare nella quota ma l’Ordine sostiene che la titolarità mi impedisce di diventare socio.

È possibile che tra Lei e l’Ordine ci sia stato qualche fraintendimento, e in ogni caso – seppure solo in parte – avete ragione tutti e due. E vediamo perché.
Intanto, come abbiamo già avuto modo di osservare qualche tempo fa, non è applicabile all’erede di un titolare individuale o di un socio nessuna delle figure legali di incompatibilità e/o di divieto, ricordando che per il titolare sono disseminate qua e là nel sistema normativo [v. ad esempio il divieto di cumulo sancito nell’art. 112 TU.San. o le disposizioni specifiche di cui all’art. 13 l. 475/68], mentre per il socio sono quelle ben note elencate sub a), b) e c) dell’art. 8 l. 362/91.
Infatti, quanto in particolare all’erede di un titolare in forma individuale, è decisiva la considerazione che, come diremo tra poco, egli subentra provvisoriamente nella mera gestione aziendale e non nel diritto d’esercizio/titolarità della farmacia, e invece, quanto all’erede di un socio, l’incipit stesso del comma 1 dell’art. 8 – prima di quell’elenco dei vari casi di incompatibilità con la “partecipazione alle società di cui all’articolo  7” – fa testualmente “salvo il caso di cui ai commi 9 e 10 di tale articolo”, che sono le due disposizioni (pur modificate dall’art. 5 decreto-Bersani del 2006 e più recentemente dall’art. 11 del decreto Cresci Italia) che regolano ancor oggi la gestione ereditaria di una farmacia o di una quota di società di farmacisti.
Una volta tanto, quindi, una vicenda sembra chiara e non può lasciar adito a dubbi: in qualsiasi delle situazioni previste sub a), b) e c) [o, poniamo, dall’art. 13 della l. 475/68] versi l’erede, nessuna di esse può essere invocata a suo carico.
Anche perciò se egli stesso titolare in forma individuale (“…di altra farmacia”), l’erede potrà per l’intero periodo – da ultimo ridotto dal comma 11 dell’art. 11 del Cresci Italia a “sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione” [una formulazione che comunque suscita più di qualche perplessità di ordine interpretativo su cui prima o poi sarà necessario tornare] – assumere liberamente la gestione  ereditaria di un diverso esercizio farmaceutico, sia in forma anch’essa individuale (posto che si tratti dell’unico erede, legittimo  o testamentario), o in forma collettiva con i coeredi, quindi dapprima in società di fatto  e poi, subito dopo  la sua regolarizzazione, in snc o sas.
Allo stesso modo, se sarà invece caduta in successione solo la quota di una società, come nel Suo caso, l’erede potrà anche qui conservarla in via provvisoria e anche qui da  solo o in comunione indivisa con i coeredi, fermo  tuttavia il rispetto, attenzione, delle norme statutarie,  che potrebbero infatti impedire il subentro nella quota degli eredi del socio premorto contemplando, quale unico scenario, la liquidazione della quota a carico dei soci superstiti, ovvero – soltanto però se previsto espressamente – a carico della società come tale, che generalmente sarebbe peraltro la soluzione preferibile.
Le cose stavano del resto così anche prima  della l. 362/91, quando cioè – essendo la titolarità di una farmacia privata riservata  al farmacista individualmente – la questione poteva porsi evidentemente solo per l’erede di un titolare in forma appunto individuale, cosicché in successione poteva cadere soltanto un’ azienda nella sua interezza.
Anche allora, cioè, nessuno poteva dubitare seriamente che l’esercizio dell’impresa  – per l’intero periodo concesso agli eredi (che tra il ’68 e il ’91 è stato volta a volta di cinque, uno, tre, sei/sette anni, per poi essere elevato dalla l. 362/91 a dieci e/o addirittura a trent’anni, ridiscendere a due con il decreto Bersani, fino agli odierni “sei mesi dalla… ecc.”) – potesse essere legittimamente assunto dall’ avente causa del titolare deceduto, chiunque egli fosse (impiegato, medico, veterinario,  ecc…, e dunque anche se a propria volta titolare di farmacia).
Non si trattava invero, come tuttora non si tratta, di  un subingresso  dell’erede nella titolarità – la quale, intesa come diritto d’esercizio derivante da un’autorizzazione o  concessione, restava (e resta) per tutto il tempo sospesa, continuando, per così dire, ad afferire al de cuius – ma  semplicemente del suo subentro jure successionis  nella proprietà e nel godimento dell’azienda sottostante, con il  diritto perciò di gestirla  (ancora una volta individualmente,  o in forma societaria con eventuali coeredi) in via provvisoria e quindi per l’intero periodo se pur  non oltre, assumendo così rispetto ad essa lo status di imprenditore anche sotto il profilo commerciale (e fiscale) ma neppure per un momento quello di titolare del diritto d’esercizio.
Anzi, perfino nel sistema previgente alla l. 2/4/68 n . 475, e a ben guardare anche al TU San. 1934,  l’erede poteva (il suo non era infatti questa volta un diritto, ma un interesse legittimo) essere autorizzato “all’esercizio provvisorio….fino al conferimento della farmacia” per concorso come previsto nell’ancor vigente  l’art. 61 del Regolamento farmaceutico  del 1938; ma c’erano alcune importanti diversità rispetto alla disciplina introdotta dalla l. 475/68 su cui tuttavia non vale la pena soffermarsi.
È il caso invece di concludere sul quesito: Lei potrà  subentrare in comunione con Suo fratello – sempreché, come accennato, non vi si frapponga lo statuto sociale – nella snc cui vs. padre partecipava,  e mantenere la quota per l’intero periodo limite, nel corso del quale, tenuto conto che siete due farmacisti, potrete raggiungere le migliori intese:
a) per l’assegnazione della quota a uno di voi, previa ad esempio una divisione a stralcio; o anche
b) per la partecipazione definitiva di entrambi e in pari misura alla società, quindi non più quali eredi ma come soci a pieno titolo di una società di farmacisti, dando sempre naturalmente – specie in questa seconda evenienza – uno sguardo allo statuto.
Beninteso, ove nell’ipotesi sub a) fosse Lei a rendersi assegnatario della quota, e ovviamente in quella sub b), Lei dovrà previamente rimuovere la causa di  incompatibilità – perché a quel momento diventerà sì pienamente applicabile – conferendo se del caso la farmacia in società con una persona di fiducia laddove intenda conservare il dominio dell’attuale esercizio e detenere pertanto  le due partecipazioni per tutto il tempo previsto  nei rispettivi statuti sociali.
Perciò, tornando alle nostre notazioni iniziali, Lei ha ragione quando afferma di poter subentrare nella quota, ma dimentica che è un subentro provvisorio, e ha ragione anche l’Ordine nel rilevare la sussistenza di un Suo impedimento, omettendo però di precisare che questo scatterà soltanto nel caso in cui, prima della scadenza del periodo limite, Lei non abbia “rimosso” la titolarità individuale della farmacia.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!