Se in una farmacia in regime di s.n.c. uno dei due soci è colpito da malattia degenerativa invalidante, può continuare a restare nella società ?  

Ove non sia prevista una specifica disciplina al riguardo (come invece spesso è dato riscontrare) nell’atto costitutivo/statuto della società, il socio affetto da infermità sopravvenuta – persino se invalidante, come in questo caso – può restare nella compagine sociale, non sussistendo disposizioni normative di principio che lo impediscano e/o sanciscano l’obbligo del socio di prestare attività lavorativa (di natura professionale o anche semplicemente amministrativa) nella o per la società e/o per la farmacia sociale, quel che invece, come appena detto, può essere contemplato nello statuto.
Un problema insorgerà soltanto se e quando la malattia finisca per comportare l’“incapacità” del socio, dato che in tale eventualità la permanenza nella società deve essere autorizzata dal Tribunale su parere del giudice tutelare, come dispone l’art. 2294 del cod. civ.
La legge si premura infatti di tutelare, nel caso di partecipazione a una snc, chi sia “legalmente incapace di contrattare” o comunque incapace di intendere o di volere, dato che tale partecipazione (al pari di quella ad una sas nella veste di socio accomandatario, e differentemente dalla partecipazione quale socio accomandante) comporta ope legis l’assunzione da parte di ogni socio – che abbia o meno amministrato e/o rappresentato la società ovvero svolto una qualsiasi altra prestazione lavorativa – della responsabilità solidale (rispetto alla società e agli altri soci), illimitata (cioè con tutti i beni anche personali) e sussidiaria (nei limiti cioè dell’incapienza del patrimonio della società) per tutte le obbligazioni sociali.
In queste vicende, d’altra parte, i giudici tendono a escludere la permanenza nella società del soggetto che si trovi in tali condizioni, proprio per evitare che il suo patrimonio possa subire pregiudizi in dipendenza di una gestione sociale che nei fatti è a lui evidentemente del tutto estranea.
Ma fino a quando non interverrà un provvedimento del giudice il socio (relativamente) impedito, nel silenzio dell’atto costitutivo/statuto, avrà diritto a permanere nella compagine sociale, sia pure con tutte le conseguenze cui abbiamo appena accennato.

(gustavo bacigalupo)

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