In tema di solidarietà tributaria – classico esempio: l’imposta di registro su una compravendita immobiliare al cui pagamento sono tenuti acquirente e venditore, e per l’appunto ciascuno per l’intero –  se uno dei condebitori solidali intraprende un giudizio e ottiene una sentenza favorevole, l’altro coobbligato che sia rimasto giudizialmente “inerte” può invocare tale giudicato a suo favore qualora il Fisco avanzi pretese nei suoi confronti.
Ma se quest’ultimo ha intrapreso a sua volta un giudizio conclusosi malauguratamente in modo sfavorevole per il contribuente, questi non può più avvalersi del giudicato favorevole all’altro coobbligato.
Il principio è confermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sez. V, n. 12317/2016).
L’estensibilità infatti del giudicato favorevole ex art. 1306 c.c. ai coobbligati in solido trova il suo presupposto nell’estraneità alla controversia da parte di chi successivamente invoca l’efficacia del giudicato.
Tempo fa, del resto, proprio le Sezioni Unite della Cassazione, al fine di risolvere un contrasto interpretativo sorto in materia (Sent. 7053/1991), hanno chiarito che il condebitore solidale, che non abbia impugnato l’avviso di accertamento, ha la possibilità di opporre all’amministrazione finanziaria la sentenza favorevole ottenuta da altro coobbligato in solido solo se non si siano verificate due preclusioni tra loro alternative: a) la sussistenza di un giudicato diretto di segno opposto ovvero b) l’avvenuto pagamento dell’imposta liquidata dall’ufficio.

                                                                             (stefano lucidi)

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