Ne abbiamo naturalmente già parlato, ma le domande che ci vengono al riguardo riproposte suggeriscono di farvi ancora un cenno.
Dal 2017 sono dunque cambiati gli studi di settore: addio perciò a congruità e coerenza e anche ai ricavi minimi, perché si farà riferimento a indicatori di fedeltà che individueranno il livello di affidabilità del contribuente rispetto a una serie di parametri.
L’affidabilità avrà un voto da 1 a 10 e oltre quota 8 si ottengono “premi” in termini di riduzione dei tempi a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per controllare le dichiarazioni, che scendono infatti da cinque a quattro o tre anni.
Gli indicatori del livello di affidabilità saranno basati sui seguenti elementi:
– valore aggiunto, come differenza tra ricavo e costo della merce;
– percentuale del reddito, calcolata sul volume delle vendite;
– confronto dei dati contabili degli ultimi otto anni;
– riduzione dei clusters, cioè dei gruppi di appartenenza delle singole attività.
C’è quindi un minor numero di informazioni da inserire nel modulo e il risultato sarà, come detto, un “voto”.
Cosa cambia? Forse è vero che, se si vuole che tutto resti com’è, è necessario che tutto cambi. Ma staremo a vedere.

(franco lucidi)

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