Un farmacista mio collaboratore ha un padre disabile al 100% e chiede giustamente l’applicazione della famosa legge 104.
Potete darmi qualche indicazione?

La legge che disciplina l’assistenza ai disabili è la l. 5 febbraio 1992 n. 104 e successive modifiche (L. 53/2000, L. 183/2010, Dlgs. 169/2011).
I lavoratori disabili e i familiari che li assistono possono fruire, come noto, di speciali permessi.
In particolare, l’avente diritto deve naturalmente essere un lavoratore dipendente iscritto all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria/INPS) e la persona assistita trovarsi ‑ art. 3, l. 104/92 – in situazione di disabilità grave riconosciuta dall’apposita Commissione Medica ASL/INPS, e però non deve essere ricoverato a tempo pieno in una struttura medica.
Il lavoratore che usufruisce dei permessi per assistere un familiare in situazione di disabilità grave, che risieda in un comune sito a distanza stradale superiore a 150 Km rispetto a quello di residenza (del lavoratore), deve attestare all’azienda con titolo di viaggio il raggiungimento del luogo di residenza dell’assistito (D.lgs. 119/2011).
In sintesi, i permessi previsti dalla l. 104/92 possono essere richiesti al datore di lavoro: a) dai disabili con contratto di lavoro subordinato, anche part-time; b) dai lavoratori subordinati con coniuge o figli anche adottivi (disabili), conviventi e non conviventi,  c) dai lavoratori dipendenti con parenti o affini (disabili) entro il II grado; d) dai lavoratori dipendenti con parenti o affini (disabili) entro il III grado (nipoti in linea collaterale, zii, bisnonni), ma soltanto se il coniuge o i genitori del parente o affine del disabile sia ultrasessantacinquenne o anch’egli affetto da patologia invalidante ovvero sia deceduto.
Sono comunque esclusi i “para subordinati”, gli autonomi, i lavoratori domestici e i lavoratori a domicilio;
L’art. 33 della l. 104/92 stabilisce al 3° comma che il lavoratore dipendente possa fruire di 3 giorni (frazionabili in ore) di permesso mensile retribuito [i lavoratori disabili sub a) possono fruire anche di riposi giornalieri di 1 ora o 2 ore secondo che il rapporto sia full time o part time], coperto da contribuzione figurativa, ma evidentemente per una stessa persona disabile il diritto ai permessi speciali è riconosciuto a un solo lavoratore dipendente.
È però possibile per uno stesso lavoratore cumulare i permessi per l’assistenza a più di un disabile; questo tuttavia sol quando il secondo familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il I grado, ovvero entro il II ma anche qui soltanto se il coniuge o i genitori del parente o affine disabile sia ultrasessantacinquenne o anch’egli affetto da patologia invalidante ovvero sia deceduto.
Nel caso da Lei descritto, in conclusione, il farmacista collaboratore, presentando idonea documentazione, può legittimamente richiederLe i permessi che inoltre – attenzione – devono essergli concessi anche nel caso in cui il genitore sia adeguatamente assistito da altra persona (convivente o non convivente) diversa dai familiari, come badanti e colf, perché i 3 giorni mensili di permesso retribuito permetteranno a questi ultimi di usufruire di eventuali giorni di riposo.

(giorgio bacigalupo)

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