Recentemente dopo numerosi rimproveri verbali ho consegnato una lettera di richiamo ad un mio dipendente che da tempo era scortese con i clienti al banco della farmacia e la sua lentezza esasperante nel servirli causava spesso infinite attese.
Successivamente alla lettera di richiamo, a cui ne sono seguite altre e a nessuna delle quali ho avuto risposta, dopo quasi 10 mesi ho intimato al dipendente il licenziamento per iscritto.
Può essere impugnato?

Su una vicenda assimilabile a quella descritta nel quesito lo scorso luglio il Tribunale di Milano si è espresso in termini non certo confortanti per l’azienda.
Si trattava, in particolare, di un datore di lavoro che aveva notificato una contestazione disciplinare al dipendente e lo aveva licenziato dopo un anno; nella contestazione venivano addebitati al lavoratore gravi comportamenti consistenti in continue richieste di aumenti di retribuzione da parte del lavoratore, che riteneva infatti giusto adeguare il suo stipendio sia all’orario di lavoro che alle mansioni svolte.
Il dipendente aveva quindi chiesto il risarcimento del danno unitamente a cinque mensilità e la reintegra nel posto di lavoro: i giudici milanesi hanno accolto la richiesta perché il datore di lavoro aveva fatto trascorrere un lasso di tempo eccessivo tra il richiamo e il licenziamento andando quindi in contrasto, in particolare, con il disposto dell’art. 7 dello Statuto dei lavoratori che richiede all’azienda provvedimenti ispirati a “immediatezza e tempestività”.
Nella fattispecie decisa, secondo il Tribunale, il licenziamento – oltre a violare gli elementari principi di correttezza e buona fede – è sembrato inoltre suggerito da sentimenti di ritorsione.
Certo, il Suo caso può essere diverso, perché qui al lavoratore sono stati contestati comportamenti sicuramente contrari ai princìpi che regolano le prestazioni lavorative, ma anche qui la tardiva contestazione parrebbe di per sé rendere illegittimo il licenziamento.

(giorgio bacigalupo)