Come sappiamo, un farmacista è obbligato a iscriversi all’Enpaf (ente che nasce con l’obiettivo di garantire la pensione ai farmacisti appunto) e versare una quota anche ingente ogni anno.
Ma se a un certo punto della sua carriera egli decide, volontariamente o involontariamente, di smettere di esercitare e di dedicarsi ad altro (ad esempio un neo titolare che trascorsi i 10 anni decide di lasciare la farmacia che oggi vince con il concorsone), se non ha almeno 20 anni di attività professionalizzante e 30 di contributi Enpaf, perderà tutto quanto versato, tanto più che negli anni in cui era dipendente era anche iscritto all’Inps?
Come è possibile tutto questo? E il discorso della ricongiunzione e della totalizzazione come si sposano in tale contesto?
Per di più mi risulta da quanto mi hanno detto all’Enpaf che sono operazioni onerose.

Come abbiamo avuto occasione anche recentemente di chiarire, in realtà i contributi versati vanno perduti e quindi si deve in questo caso ricorrere:
1) o alla ricongiunzione, che consente di unificare i periodi contributivi, facendo confluire “a titolo oneroso” i contributi da una Gestione all’altra o, meglio, verso la Gestione che erogherà la pensione;
2) ovvero alla totalizzazione dei periodi contributivi, che si può applicare a chi ha versato i contributi in diverse casse (INPS e ENPAF) e dà diritto ad acquisire un’unica pensione.
La ricongiunzione, tuttavia, può rivelarsi molto gravosa (come del resto Le ha chiarito l’Enpaf) mentre la totalizzazione non comporta oneri.

(luisa santilli)