La deliberazione della GR Emilia e i casi di incompatibilità – QUESITO
Ho letto con molto interesse il vostro parere circa la delibera dell’Emilia
Romagna che in sintesi riprende il parere del Ministero del 2012.
Non mi è sembrato però di capire che vengano definite le modalità di
gestione della farmacia assegnata che in questo caso potrebbe essere
gestita solo da uno dei vincitori ovvero da una società da costituirsi tra
loro.
In particolare vorrei sapere se esiste una possibilità di conservare il mio
posto di farmacista ospedaliero pur essendo assegnatario di “quota di
autorizzazione”.
Avevo letto infatti un Suo autorevole parere circa le incompatibilità con
l’art 13 della l. 475/68 e art 8 della 326, ma mi pare che la fattispecie
delineata dalla delibera dell’Emilia Romagna definisca una terza tipologia
che finora non si era mai configurata.

Come era facile prevedere, pervengono quasi a pioggia domande le più
disparate sulla deliberazione emiliana, anche se purtroppo sembrano
prevalere anche nel numero quelle di concorrenti che – forse stanchi
dell’interminabile supplizio (per di più destinato a lievitare in queste
ore a dismisura per effetto della pubblicazione della disinvolta sentenza
del CdS sulla “maggiorazione” a favore dei rurali…) – mostrano di prestare
piena acquiescenza al dictum bolognese e di prepararsi dunque a scegliere
il concorso, tra i due cui abbiano partecipato, nel quale rispondere
all’interpello e adeguarsi a tutto quel che ne deriverà.
Eppure anche Lei, che verosimilmente non è un giurista, intuisce forse che
quelle del Min. Salute prima, e della G.R. Emilia oggi, sono costruzioni
magari suggestive ma prive di alcun fondamento perlomeno nel sistema di
diritto positivo ed è arduo pensare che l’art. 11 del dl. Cresci Italia
abbia inteso configurare – per i soli vincitori in forma associata nei
concorsi straordinari – società di “diritto speciale”, quindi se non altro
asistematiche e disallineate rispetto all’art. 7 della l. 362/91.
Certo, come Lei sembra aver colto, se invece ci trovassimo davvero in
presenza di una figura nuova, nella quale i vincitori, al momento del
rilascio della titolarità a loro favore, assumono la veste di contitolari,
o titolari pro quota, saremmo fuori dalla sfera propriamente operativa
dell’art. 8 della l. 362/91 (che riguarda infatti soltanto i “soci”, cioè i
farmacisti partecipi ad una società di persone titolare di farmacia), per
entrare nell’area dei titolari di farmacia in forma individuale, con le
preclusioni e le incompatibilità riguardanti questi ultimi, che solo in
parte sono sovrapponibili a quelle previste a carico dei “soci”.
Così, ad esempio, e scendiamo proprio nella vicenda che La riguarda, mentre
il rapporto di impiego pubblico è un ostacolo insuperabile sia per il
“socio” che per il titolare individuale (e quindi Lei non avrebbe
probabilmente scampo neppure se fosse fondata la tesi ministeriale, fermi
alcuni spiragli cui abbiamo accennato in altre circostanze e salvo quel che
di diverso – sotto questo profilo – potrà discendere dall’approvazione
definitiva del ddl. Concorrenza), quello di impiego privato costituisce
invece un impedimento soltanto per il “socio”.
E potremmo continuare, ma amplieremmo eccessivamente questa breve disamina,
e d’altronde ci pare di aver sciolto in sostanza i Suoi interrogativi, a
parte quello sulle “modalità di gestione della farmacia assegnata” (come
Lei le definisce); ma qui c’è da dire ben poco perché, qualunque sia la
tesi che finirà per prevalere, l’obbligo di prestazioni professionali nella
o per la farmacia “sociale” non crediamo possa far carico a tutti i soci (o
contitolari o titolari pro quota, ecc.), ma soltanto a chi tra loro sia
chiamato – dall’atto costitutivo/statuto o da altra successiva pattuizione
– a svolgere, in via definitiva o pro tempore, il ruolo del direttore
responsabile dell’esercizio.
Per gli altri, perciò, facoltà di lavorare o di non lavorare, naturalmente
d’intesa con gli altri soci.
(gustavo
bacigalupo)

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