Se il collaboratore chiede di partecipare a un corso di formazione –
QUESITO
La nostra farmacista dipendente ci ha fatto richiesta di poter partecipare
ad un corso di formazione in omeopatia per l’anno p.v. a sue spese e per
sua formazione personale che avrà una durata triennale e la terrà lontana
dal lavoro un sabato e domenica al mese per 8 mesi all’anno per 3 anni.
La nostra comodità di permetterci una dipendente sta soprattutto nella
copertura che la stessa può darci proprio per i sabati e le eventuali
domeniche di reperibilità,mentre così facendo verrebbe meno una nostra
priorità che ci suggerì a suo tempo di assumerla.
Tale corso consta complessivamente di 400 ore formative con riconosciuti
crediti ecm.
Viste queste nostre necessità, è mia facoltà oppormi alla richiesta?

In principio, è un diritto del lavoratore frequentare corsi di formazione
che gli consentano di migliorare le sue competenze e di accrescere le
proprie conoscenze professionali .
La L. n. 53 del 2000 riconosce infatti ai lavoratori il diritto di
intraprendere e proseguire percorsi di formazione per tutto l’arco della
vita (anche) lavorativa e considera addirittura nullo il licenziamento
derivante – anche indirettamente – dalla domanda e/o dalla fruizione del
congedo per tale motivo.
Il CCNL delle Farmacie private, a sostegno della formazione continua,
prevede 8 ore di permesso per i corsi ECM, mentre l’obbligo formativo è di
150 crediti nel triennio.
Pertanto, salva la sussistenza di comprovate ragioni che impediscano il
regolare esercizio dell’attività della farmacia, il datore di lavoro non
può opporsi alla richiesta.
D’altra parte, non conoscendo la consistenza dell’organico della farmacia
e/o dei turni di lavoro del personale, non possiamo essere più precisi,
ferma comunque la necessità di un giustificato motivo laddove il datore di
lavoro intenda negare il permesso.
Tanto per esemplificare, una motivazione valida potrebbe essere costituita
dalla grande difficoltà che l’azienda incontrerebbe nel regolare esercizio
dell’attività in caso di concessione del permesso richiesto.
Ma queste ragioni potrebbero avere un qualche fondamento soltanto se non ci
fossero altri dipendenti in grado di sostituire l’interessato, perché,
diversamente, si dovrebbe tener conto anche dei turni degli altri
lavoratori e valutare in definitiva se l’assenza di quell’unità lavorativa
per un sabato e/o una domenica al mese sia in grado nel concreto di creare
un sovraccarico agli altri lavoratori.
(giorgio bacigalupo)

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