Se la contabilità è regolare, per il Fisco non bastano gli indizi: ci
vogliono le prove

In presenza di una contabilità regolare, per contestare l’esistenza di
ricavi superiori a quelli contabilizzati, al Fisco non bastano semplici
indizi ma sono necessarie presunzioni gravi precise concordanti.
Con la recente sentenza n. 22464/15 – Sezione Tributaria, la Cassazione
conferma il prevalente orientamento giurisprudenziale per il quale sono da
bocciare gli accertamenti basati sulla ricostruzione della percentuale di
ricarico dell’impresa effettuati in maniera troppo disinvolta, ed in
particolare con l’utilizzo della media aritmetica semplice in luogo di
quella ponderata, più difficile da elaborare ma in grado di prendere più
adeguatamente in considerazione il peso di ogni categoria di merce sul
totale dell’acquistato (e, quindi, sulla ricostruzione induttiva della
percentuale di ricarico).
E la prova evidente che questa posizione è ormai chiara anche ai
verificatori fiscali “sul campo” è data dalla “prassi” – che sta prendendo
sempre più piede – di contestare in sede di verifica l’intero impianto
contabile dell’impresa per il tramite di poche circoscritte registrazioni
presuntivamente irregolari allo scopo, per l’appunto, di “svincolarsi” dal
più grave onere probatorio e giustificare così le riprese sulla base di
semplici indizi.
Una “scorciatoia” che tuttavia ci pare non porti in realtà da nessuna
parte.
(stefano
civitareale)

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