Ancora sulla “parietarietà” tra i co-vincitori nella partecipazione alla
società – QUESITO
Abbiamo letto un articolo da cui sembra evincersi che nelle società formate
tra i vincitori in forma associata le quote non debbano essere
inderogabilmente parietarie tra gli associati, come previsto dal D.L.
Cresci Italia, bensì proporzionali all’investimento iniziale conferito da
ogni socio.
Ci sono state sentenze specifiche a riguardo che possano aver portato
l’autore dell’articolo a sostenere questo oppure si tratta della solita
affermazione infondata utile solamente a creare ulteriore confusione in un
panorama che già di per sé non naviga di certo in acque limpide?

Su quest’aspetto specifico della “parietarietà” non sono intervenute
modifiche normative, né la giurisprudenza ha ancora avuto ovviamente
occasione di occuparsene, e quindi siamo fermi alla lettura che hanno dato
in pratica tutti gli osservatori a quel poco che dice l’art. 11.
Probabilmente quell’articolo tenta un’interpretazione diversa – forzando
notevolmente un testo che di per sé è peraltro quanto mai laconico – da
quella che emerge dalle scarne parole del legislatore, che però sembra
francamente, in questo momento, priva di autentico fondamento.
Almeno sulla “parietarietà” – se ci limitiamo, beninteso, ad intenderla se
non altro come pari partecipazione agli utili e alle perdite, e anche come
quota di capitale (pur se il capitale assume un ruolo, per così dire,
“improprio” nelle società di persone) – non dovrebbero quindi sussistere
grandi dubbi.
Senonché, i problemi che sorgono sulle società formate tra i co-vincitori
sono comunque parecchi (e alcuni ruotano anche intorno alla
“parietarietà”…), come abbiamo visto e come vedremo anche in prosieguo.

(gustavo bacigalupo)

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