Anche per i giudici genovesi è legittimo il monito: “o accetti la sede o
sei fuori”; e il concorso ligure può continuare – QUESITO
Il TAR della Liguria, secondo quel che abbiamo letto, ha respinto il
ricorso contro la graduatoria. Che ne pensate?

Via libera dunque, questo è sicuro, allo svolgimento delle fasi successive
ai primi interpelli nel concorso ligure, che d’altra parte era stato nel
concreto “interrotto” non per un’ordinanza di sospensione della graduatoria
da parte del Tar Liguria (come si è letto da qualche parte), ma per una
scelta pragmatica della Regione a seguito della decisione dei giudici
genovesi di estendere il contraddittorio – in un ricorso contro la
graduatoria – a tutti i primi 85 concorrenti (tante quante erano le sedi a
concorso).
Per la verità, annotando brevemente questo provvedimento, avevamo sollevato
qualche perplessità sui motivi del ricorso e anzi sulla stessa decisione di
integrare il contraddittorio (v. Sediva news 3/6/2015 “Il Tar sospende in
pratica anche il concorso ligure”), anche perché con criteri così
“prudenziali” il contraddittorio rischia di essere integrato allo stesso
modo praticamente in tutti i ricorsi contro le graduatorie, con le
conseguenze che abbiamo appena visto.
Il rigetto integrale dell’impugnativa non può allora sorprendere, e però –
se pure la sentenza di merito del Tar ligure (n. 883 del 5/11/2015)
fornisce ai vari interrogativi del ricorrente risposte abbastanza scontate
e più o meno tutte condivisibili – alcune sono di elevato interesse
generale (d’altronde erano quelle più attese anche dai partecipanti agli
altri concorsi) e quindi vale la pena soffermarcisi un momento di più.
Ci riferiamo alla ribadita legittimità delle clausole del bando ligure –
comune a tutti gli altri bandi – che prevedono la regola spietata su cui ci
siamo intrattenuti più volte (e particolarmente, oltre a quella appena
citata, nella Sediva news del 28/5/2015: “Interpelli, assegnazioni,
accettazioni: i criteri applicabili e le conseguenze”).
Si tratta del meccanismo, ben conosciuto e avversato sostanzialmente dalla
generalità dei concorrenti (a parte ovviamente chi si è classificato ai
primissimi posti…), secondo il quale l’assegnatario a seguito del primo
interpello – costretto a pena di esclusione dalla procedura, dapprima, a
indicare un numero di sedi esattamente corrispondente alla sua posizione in
graduatoria e, successivamente, ad accettare o rifiutare quella
assegnatagli – non ha alcuna possibilità di rientrare in gioco (o entrarvi
per la prima volta) nella seconda tornata.
In particolare, infatti, quest’ultima riguarderà proprio le sedi resesi
disponibili per i “secondi interpellati” a seguito di mancate o incomplete
risposte al primo interpello, o per effetto di mancate e/o intempestive
accettazioni da parte dei “primi interpellati” delle sedi loro assegnate; e
anzi, restando al concorso ligure, le sedi non assegnate e/o non accettate
nella prima tornata, e destinate perciò al secondo interpello, si sono
rivelate più o meno il doppio di quelle accettate e sono quindi parecchie
le sedi in predicato di essere “offerte” in assegnazione in seconda battuta
(anche se la loro accettazione, visti i precedenti, sembra tutt’altro che
sicura…).
Comunque, la pur indiscutibile “antimeritocraticità” del criterio – che può
talora finire per privilegiare nei fatti i primi dei “secondi interpellati”
piuttosto che gli ultimi dei “primi interpellati” – è stata a suo tempo
oggetto di ampia analisi, anche sotto il profilo della sua
costituzionalità, da altri giudici amministrativi che hanno però
considerato questa opzione legislativa (che si rinviene nell’art. 2 della
l. 389/99, prima ancora che nel comma 6 dell’art. 11 del dl. Cresci
Italia) pienamente rispondente al principio di buon andamento dell’azione
amministrativa perché ispirata alle esigenze di assicurare l’attuazione
della procedura di assegnazione delle sedi con modalità di tempismo e di
celerità.
In sostanza anche il Tar ligure – ed evidentemente a maggior ragione,
tenuto conto che stiamo parlando di concorsi che la norma definisce
addirittura “straordinari” – richiama queste stesse notazioni, osservando
che tale meccanismo realizza un “giusto contemperamento tra le esigenze
pubbliche prevalenti di economicità e speditezza del procedimento
amministrativo di copertura delle sedi farmaceutiche vacanti, da un lato, e
quelle private di aspirazione ad una sede confacente, dall’altro”.
La sentenza sorvola invece sulla censura di illegittimità – ritenendo
verosimilmente implicito il suo rigetto proprio nell’osservazione ora
riportata – della clausola che impone, in risposta al primo (ma anche al
secondo, al terzo, ecc.) interpello, l’indicazione di un numero di sedi
pari a quello della posizione in graduatoria.
Ma qui forse abbiamo avuto torto noi a dubitare sin dall’inizio della
legittimità della prescrizione, perché è invece probabilmente corretto
inquadrarla tra le disposizioni di natura regolamentare che operano negli
spazi lasciati liberi dalla legge e dunque praeter e non contra legem.
Quanto agli altri temi trattati dalla sentenza, sottolineiamo in
particolare: a) l’affermazione del Tar circa la legittimità sia
dell’esclusione del concorrente che nella domanda di partecipazione abbia
omesso l’indicazione della Pec, come dell’adozione da parte della Giunta
regionale dell’intera sequenza provvedimentale indizione concorso–nomina
commissione–approvazione graduatoria; b) la ritenuta ammissibilità di
un’impugnativa proposta da uno solo dei componenti la compagine
partecipante al concorso “per la gestione associata”, essendo ognuno di
loro – quale “membro di un’associazione temporanea” che del resto non è
ancora “un’entità giuridica autonoma” – legittimato a ricorrere (anche)
individualmente contro gli atti della procedura concorsuale.
Ma la vera importanza della sentenza genovese, almeno per noi, sta
nell’aver (ri)affrontato – per la prima volta con riguardo a un concorso
straordinario – una vicenda non solo discutibile ma certo discussa da quasi
vent’anni, anche se poi il Tar l’ha decisa (inevitabilmente, va precisato)
senza discostarsi dalla giurisprudenza precedente.
Né crediamo che il Consiglio di Stato possa pensarla diversamente.
(gustavo bacigalupo)

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