Cessioni di prodotti on-line “franche” (non solo da fattura ma anche) da
scontrino

Con la pubblicazione del Decreto del Ministero dell’Economia e delle
Finanze del 27 ottobre scorso, si è completato il processo di
semplificazione per gli operatori economici – tra cui le farmacie – che
cedono beni e/o servizi tramite il Web (c.d. “commercio elettronico”) a
privati consumatori.
E infatti, alla luce del detto provvedimento le operazioni in discorso non
soltanto non sono più soggette all’obbligo di emissione della fattura –
come già aveva disposto l’art. 1, comma 1, lett. c) del D.lgs. 42/2015,
inserendo nell’art. 22 del D.P.R. 633/72 il numero 6-ter) per il quale,
appunto, quell’obbligo viene meno anche per le “prestazioni di servizi di
telecomunicazione, di servizi di radiodiffusione e di servizi elettronici
resi a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio di impresa, arte
o professione” – ma neppure all’obbligo di certificazione dei corrispettivi
e quindi di rilascio dello scontrino fiscale.
Cessa quindi ogni adempimento per le operazioni commerciali via internet
rese a privati consumatori italiani.
Tali corrispettivi, tuttavia, rientrano – crediamo proprio – a pieno titolo
tra quelli cui si applica il metodo c.d. “della ventilazione” ai fini della
determinazione dell’imposta dovuta sulle operazioni attive che, come
sappiamo, semplifica notevolmente il calcolo della liquidazione periodica
dell’iva per tutti i commercianti al minuto.
Si tratta invero di cessioni che, proprio come nel caso delle farmacie,
sono pur sempre poste in essere da commercianti al minuto e proprio in tale
veste, che non sono documentate da fattura e che riguardano parimenti
categorie di prodotti per le quali si applica appunto la “ventilazione”
(art. 24 comma 3, DPR 633/72 e art. 1 D.M. 24/02/1974).
Né, si badi bene, questa conclusione potrebbe essere smentita dalla
circostanza che la cessione non avviene nei locali in cui si svolge
l’attività, ma con consegna al domicilio del cliente secondo le forme delle
vendite per corrispondenza (il commercio elettronico c.d. “indiretto” che
ha ad oggetto beni materiali, infatti, altro non è che una vendita per
corrispondenza i cui ordini e pagamenti sono “informatizzati”), e questo
sia perché il decreto del 1973 non fa distinzione, ai fini
dell’applicazione della “ventilazione”, tra le diverse modalità di vendita
(rectius: consegna) praticate dai commercianti al minuto, e sia ma
soprattutto perché lo stesso art. 22, comma 1, n. 1), assimila
espressamente per i commercianti al minuto la cessione nei locali aperti al
pubblico a quella mediante distributori automatici e a quella a domicilio
ovvero per corrispondenza.
È appena il caso di aggiungere, infine, che resta fermo – anche in ordine
alle vendite online – l’obbligo di annotare sul registro dei corrispettivi
il loro ammontare giornaliero.
(Studio
Associato)

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