Le nuove sanzioni tributarie (dal 1 gennaio 2016?)

È stato recentemente pubblicato in G.U. il decreto legislativo di modifica
delle sanzioni amministrative in materia tributaria, in attuazione di una
delle varie deleghe contenute nella legge quadro meglio conosciuta come
“delega fiscale”.
Le nuove sanzioni dovrebbero applicarsi dal 1 gennaio 2017, ma nella bozza
della Legge di Stabilità 2016 è prevista attualmente l’anticipazione al 1
gennaio 2016, anche per risolvere un problema – paventato da molti
osservatori – connesso all’applicabilità del principio del favor rei anche
in materia amministrativa-tributaria, che mal si concilia con l’entrata in
vigore “differita” del decreto; vedremo dunque presto se la previsione
contenuta nella legge di bilancio sarà approvata dal Parlamento.
Sotto il profilo generale, può osservarsi che le sanzioni sono state
ridotte nei casi di scarsa pericolosità, mentre, al contrario, laddove il
contribuente abbia adottato una condotta fraudolenta, sono aumentate.
Esaminando nei particolari il provvedimento, la dichiarazione omessa (che è
quella non presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine
previsto dalla legge) verrà sanzionata con un importo che va dal 60 % al
120% dell’imposta dovuta (in luogo degli attuali 120 %/240 %), con un
minimo di Euro 200 (in luogo degli attuali Euro 258), sempreché, tuttavia,
la dichiarazione venga presentata entro l’anno successivo rispetto alla sua
scadenza naturale; scaduto questo termine le sanzioni torneranno ad essere
quelle attualmente previste.
Inoltre, se dalla dichiarazione omessa non risultano imposte dovute, si
applica una sanzione fissa da Euro 250 ad Euro 1000 (in luogo di quelle
attualmente previste da Euro 258 ad Euro 1.032) e la sanzione scende
ulteriormente da Euro 150 ad Euro 500 se presentata entro il termine per
quella dell’anno successivo.
Resta in ogni caso fermo il principio che la dichiarazione presentata oltre
i novanta giorni successivi al termine ordinario continua ad essere
considerata omessa, con tutte le conseguenze (una per tutte la possibilità
per l’Agenzia delle Entrate di procedere all’accertamento induttivo).
Per la dichiarazione infedele, invece, i casi sono quattro: A) la regola
ordinaria vede scendere la sanzione irrogabile dal 90 % al 180 %
dell’imposta dovuta, in luogo degli attuali limiti che vanno dal 100 % al
200 %; B) nell’ipotesi in cui, invece, la dichiarazione infedele è
caratterizzata da condotte fraudolente, la sanzione può (a discrezione
dell’Agenzia delle Entrate) essere aumentata della metà e dunque arrivare
dal 135 % al 270 %; C) le sanzioni sono invece ridotte a un terzo (e vanno
dunque dal 30 % al 60%) quando l’infedeltà è di scarsa rilevanza e cioè:
c1) quando l’imposta accertata è inferiore al 3 % di quella dichiarata e
comunque non supera Euro 30.000; c2) quando la violazione deriva da errore
nell’applicazione del principio di competenza; D) infine, si applicano le
sanzioni in misura fissa di Euro 250 quando la violazione del principio di
competenza non genera alcun danno erariale.
Inoltre, in sede di accertamento devono essere sempre considerate le
perdite dichiarate nel periodo di imposta accertato e anche quelle
anteriori, e dunque concorreranno a determinare l’imposta effettivamente
dovuta.
Modificate anche le sanzioni connesse agli studi di settore, dato che per
l’omessa presentazione è dovuto un importo fisso di Euro 2.000, se il
modello non viene presentato anche a seguito di invito specifico da parte
dell’Agenzia delle Entrate, mentre si applicano le sanzioni indicate sub
A), B) e C) nell’ipotesi di compilazione infedele degli studi di settore, o
per l’indicazione di cause della loro esclusione o inapplicabilità non
effettivamente sussistenti.
Anche la trasmissione telematica della Certificazione Unica (il nuovo
adempimento entrato in vigore nel 2015, in base al quale i sostituti
d’imposta devono comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro
il 7 marzo di ogni anno i dati relativi ai rapporti di lavoro dipendente
e/o autonomo intrattenuti nell’anno solare precedente) è stata presa in
considerazione dal nuovo provvedimento, perché si applicherà – ove venga
trasmessa in ritardo, ma entro 60 giorni dalla scadenza (6 maggio di ogni
anno) – la sanzione di Euro 33,33 per ciascuna Certificazione omessa,
tardiva o errata, con un tetto massimo di Euro 20.000 per ciascun
sostituto, mentre nel caso in cui la Certificazione venga trasmessa oltre
60 giorni dalla scadenza, la sanzione salirà ad Euro 100 per ogni
Certificazione Unica omessa, tardiva o errata, con un tetto massimo di Euro
50.000 sempre per ogni sostituto.
Ma di contro, ancora nella Legge di Stabilità 2016, in presenza di questo
adempimento (la Certificazione Unica) è previsto l’esonero dalla
presentazione del Mod. 770 semplificato.
Naturalmente, le nuove sanzioni influenzano anche la misura della sanzione
dovuta in sede di ravvedimento operoso, per il quale, però, rimandiamo ad
una successiva trattazione in questa stessa Rubrica.
(stefano lucidi)

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