Spett.le
Regione Lazio
Dipartimento sociale
RACCOMANDATA A.R. Direzione
e tutela della salute
e sistema sanitario
regionale
Area farmaceutica
Via Rosa Raimondi Garibaldi,
7
00145 Roma

e p.c. Spett.le
ASL Unità Sanitaria Locale
Latina
Via Reni, 1
04100 Latina

Spett.le
Ordine Farmacisti Latina
C.so della Repubblica, 265
04100 Latina

Revisione pianta organica delle farmacie del comune di Latina

Per conto e nell’interesse del Dr. Marco Provantini, titolare della
farmacia con esercizio in Latina Scalo, Via Stazione, 150, relativa alla
13ª sede farmaceutica rurale del comune, con la presente spieghiamo

formale intervento

nel procedimento di revisione della pianta organica delle farmacie per
l’anno 2010,

contestando

la deliberazione n. 373/2010 del 16/12/2010 del Commissario Straordinario
del Comune di Latina, adottata con i poteri della Giunta Municipale, con
cui – nell’espressione del prescritto parere in sede di revisione biennale
della p.o. – viene richiesto alla Regione Lazio il trasferimento per
“decentramento” dal capoluogo alla Fraz. Latina Scalo della 7ª sede
farmaceutica urbana, con la conseguente rideterminazione in ampliamento del
perimetro di pertinenza della 4ª sede urbana (al momento infatti
confinante con la 7ª) e quella, naturalmente in riduzione, del perimetro di
pertinenza della 13ª sede rurale (ubicata, come detto, nella frazione).

In particolare, la richiesta è motivata – in fatto – con l’assunto che
“il Comune di Latina gestisce due Farmacie Comunali e precisamente la 28ª
sede sita in Viale Kennedy n. 42, di recente attivazione, e la 7ª sede
sita in Via Guido Reni n. 22, la quale conta un bacino di utenza di soli
608 abitanti”, mentre la zona di Latina Scalo conta un bacino di utenza di
8.044 abitanti in continua espansione; e – in diritto – con la
considerazione che, come vi si legge testualmente, “l’art. 5 della L.
362/91 e l’art. 1 del Dpr. 1275/71 prevedono per la revisione della pianta
organica, oltre al criterio demografico e a quello topografico, anche il
criterio urbanistico, il quale viene applicato per il decentramento delle
sedi farmaceutiche o la ridelimitazione delle circoscrizioni di sedi già
esistenti in funzione delle mutate esigenze dell’assistenza farmaceutica
conseguenti ad una diversa distribuzione della popolazione o del sorgere di
nuovi insediamenti abitativi nel territorio del Comune, senza sostanziale
mutamento del numero degli abitanti”.

Senonché, l’art. 1 del Dpr. 1275/71 è qui invocato del tutto a
sproposito, dato che si tratta di una disposizione, interna ad un
provvedimento contenente mere norme di attuazione e di esecuzione della l.
2/4/68 n. 475, che intende, nel rispetto tuttavia dei limiti ineludibili
che la gerarchia delle fonti normative rigorosamente le impongono,
connotare con maggiori dettagli i poteri della p.a. in sede di revisione
periodica della pianta organica, comprendendovi anche quello – in presenza
di fenomeni “migratori” della popolazione sul territorio – di modificare i
confini di una o più sedi farmaceutiche.

Ma in quei poteri, questo è certo, il Dpr. 1275/71 non avrebbe mai
potuto includere anche quello di trasferire o “decentrare” una sede (e il
relativo esercizio) da una zona all’altra del comune, perché se non altro
– ove così fosse stato – sarebbe stata illegittimamente ripristinata nel
nostro sistema farmacia, da parte di una norma di rango semplicemente
regolamentare, una disposizione legislativa (l’art. 109, terzo comma, TU
San. 1934) espressamente abrogata proprio dall’art. 22 della l. 475/68.

Il “decentramento“ di sedi, pur se sostanzialmente circoscritto
anch’esso alla sussistenza di quegli stessi presupposti di operatività,
viene invece introdotto, o reintrodotto, vent’anni dopo dall’art. 5 della
l. 362/91, che ne configura due diverse ipotesi applicative, l’una
(prevista nel primo comma) d’ufficio, innestata cioè nel procedimento di
revisione periodica della p.o., l’altra (contemplata nel secondo comma) a
domanda, a istanza cioè del titolare di una farmacia, e applicabile,
bensì, al di fuori e indipendentemente dalla revisione, ma solo per
assicurare l’assistenza farmaceutica “in una zona di nuovo insediamento
abitativo”.

Inoltre, quello “a domanda” – proprio per tale ridottissima sua sfera
di applicazione – si risolve sempre in un autentico “decentramento” di
sedi farmaceutiche (perché un “nuovo insediamento abitativo” non è
evidentemente neppure ipotizzabile a… Piazza di Spagna), mentre quello
“d’ufficio” può configurare anche trasferimenti di sedi (e farmacie)
persino dalla periferia al cuore di una città, come potrebbe rendersi
necessario per Roma ove gli esercizi continuino ad abbandonare il centro
storico….

E’ comunque questo, nelle ricordate due fattispecie legali, il
criterio che la giurisprudenza ha poi definito “urbanistico” , ma che –
differentemente dal criterio demografico e dal criterio topografico (il cui
utilizzo è finalizzato all’istituzione di nuove sedi farmaceutiche) –
permette soltanto lo spostamento sul territorio di farmacie già istituite,
anche se, beninteso, l’uso di quest’ultimo non esclude in principio il
contemporaneo ricorso al criterio demografico e/o a quello topografico,
rispetto ai quali, pertanto, quello urbanistico può essere
indifferentemente sostitutivo (quando non si siano registrati nel comune
incrementi demografici, né siano emerse le particolari situazioni di
disagio previste nell’art. 104 TU.), come anche integrativo.

Tornando perciò alla deliberazione commissariale di Latina,
l’adozione del criterio urbanistico vi è indubitabilmente invocata in via
sostitutiva e inoltre è quanto mai agevole rilevare dalla semplice sua
lettura che siamo in presenza del più classico e rituale parere formulato
in fase di revisione della p.o. delle farmacie, tant’è che proprio al
procedimento di revisione vi si fa espresso cenno più volte.

Quindi, ecco il punto, il “decentramento” di sede che qui si propone
– dal capoluogo alla Fraz. Latina Scalo, che in ogni caso non è “una zona
di nuovo insediamento abitativo”… – non può essere che un “decentramento
d’ufficio”.

E però, se così è, come peraltro sembra del tutto incontestabile,
la sede che il parere propone alla Regione di costituire ex-novo, per
“decentramento”, in Latina Scalo può essere assegnata soltanto nel rispetto
della deliberazione della Giunta Regionale del Lazio del 20/6/2003 n. 554,
come modificata dalla successiva deliberazione n. 290/2007, e perciò a
seguito di concorso bandito in conformità a quanto ivi previsto, al quale
dunque devono poter essere ammessi a partecipare – per lo meno in astratto
– tutti i titolari di farmacie del comune di Latina, compreso naturalmente
il Dr. Provantini. Di qui, se necessario, l’interesse del nostro assistito
ad intervenire nel procedimento e a far valere i dedotti profili di
illegittimità della deliberazione commissariale.

Il vero è che, una volta di più, siamo costretti ad assistere al
macroscopico conflitto di interessi in cui può versare un Comune nel
duplice ruolo (forse, per la verità, non sempre facilissimo da gestire e
conciliare, specie in un caso come questo) di ente titolare (addirittura)
di due farmacie, da un lato, e di ente esponenziale e/o rappresentativo
delle esigenze dell’assistenza farmaceutica della collettività
amministrata, dall’altro, e chiamato – ma evidentemente solo in tale
seconda sua veste – ad esprimere un parere all’interno di un procedimento
di pianificazione sul territorio del servizio farmaceutico.

In definitiva, quindi, è proprio questa denunciata, quanto
clamorosa confusione tra i due ruoli che ha verosimilmente indotto il
Comune ad articolare il previsto suo parere così da addurre, dapprima, un
apodittico disequilibrio nella locale assistenza farmaceutica fondato su
una disparità di carattere meramente demografico (e assumere quindi la
necessità di sottrarre al capoluogo una sede farmaceutica collocandola
nella frazione di Latina Scalo), per poi, subito dopo, indicare
curiosamente – quale sede “decentranda”– proprio una delle due di cui esso
stesso è titolare.

Ma, quale che sia il peso che questo conflitto di interessi possa nel
concreto aver avuto nell’espressione del parere in argomento, sta di fatto
che, ove pure una qualunque sede farmaceutica della p.o. di Latina possa o
debba essere “decentrata” dal capoluogo alla frazione, quella sede dovrà
indefettibilmente essere individuata a seguito del concorso cui si è
accennato, e quindi potrà essere proprio quella che oggi “auspica” (perché
il Comune, sotto questo aspetto, può soltanto formulare… “auspici”) la
deliberazione commissariale, e cioè la 7ª sede, ma potrà anche essere
una sede diversa.

Per tutto quanto sopra detto,

chiediamo

che la Regione Lazio respinga la richiesta formulata con la deliberazione
n. 373/2010 del 16/12/2010 del Commissario Straordinario del Comune di
Latina per violazione dell’art. 5 della L. 362/91 e, in ogni caso, per
contrasto con la deliberazione della Giunta Regionale del Lazio del
20/6/2003 n. 554.

Valga comunque la presente anche ai sensi della L. 7/8/90 n. 241.

(Avv. Stefano Lucidi) (Avv. Gustavo
Bacigalupo)SL/adp GB/cg

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