In pensione a mezzo orario? – QUESITO
Ho 64 anni e lavoro da quando ne avevo 24, quindi il mio monte
contributivo è pari a 40 anni di versamenti all’Inps.
Ho letto che nella nuova finanziaria dovrebbero entrare alcune novità per
agevolare in qualche modo l’uscita dal mondo del lavoro.
In particolare mi sembra estremamente concreta la possibilità di lavorare a
tempo parziale negli ultimi tre anni prima della pensione, pur essendo
comunque tenuto il datore di lavoro a versare i contributi nell’importo
corrispondente al tempo pieno.
Posso avere qualche delucidazione ulteriore?

Distinguiamo intanto tra pensione anticipata (ex “pensione di anzianità”) e
pensione di vecchiaia.
La prima spetta soltanto ai soggetti (e quindi Lei dovrebbe senz’altro
rientrarvi) in possesso di anzianità contributiva secondo quanto diremo
subito, i quali possono dunque conseguire la pensione anticipata con
requisiti contributivi che variano in funzione della data – tra il 2015 e
il 2018 – di maturazione.
Fino al 31 dicembre di quest’anno, in particolare, vale il requisito di 42
anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, mentre dal 1
gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018 si passa a 42 anni e 10 mesi per
gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Lei quindi dovrà ancora attendere presumibilmente fino ad agosto 2018
(quando cioè raggiungerà 42 anni e 10 mesi di contributi) per la pensione
anticipata, ma – se opterà per la pensione di vecchiaia, quella cioè che
compete al raggiungimento dei requisiti anagrafici (salvo il minimo di 20
anni di contributi) – potrà beneficiarne dal maggio del 2018, perciò con
appena tre mesi di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.
E la novità riguarda proprio quest’ultima e soltanto quest’ultima.
Infatti, il testo governativo del DDL Legge di Stabilità 2016 prevede –
per i dipendenti di aziende private assunti full-time a tempo indeterminato
che matureranno il requisito di vecchiaia entro il 31.12.2018 (proprio il
Suo caso) – la possibilità di lavorare part-time nell’ultimo periodo (il
testo parla attualmente di tre anni che per Lei scenderebbero a circa due
anni e mezzo).
Sarà quindi possibile, se le cose resteranno così, stipulare un accordo con
il datore di lavoro che contempli una riduzione d’orario tra il 40% e il
60% del tempo pieno, cosicché, considerando un normale orario di 40 ore
settimanali, si può pensare a una settimana lavorativa compresa tra un
minimo di 16 e un massimo di 24 ore complessive.
A fronte di una proporzionale riduzione della retribuzione – che comporterà
naturalmente minori oneri per il datore di lavoro – il lavoratore
beneficerà di versamenti contributivi pari a quelli corrispondenti al tempo
pieno.
L’azienda tuttavia, s’intende, verserà solo la quota a suo carico (33%
circa della retribuzione lorda), mentre quella a carico del lavoratore (9%
circa della retribuzione lorda) diventerà sostanzialmente figurativa.
Ai fini del perfezionamento della scelta, bisognerà presentare apposita
domanda alla Direzione Territoriale del Lavoro.
È però evidentemente necessario, in definitiva, attendere il testo finale
del provvedimento, e conoscere la data dell’entrata in vigore di questo suo
specifico segmento, per esprimere notazioni conclusive anche sulla Sua
situazione personale.
(giorgio bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!