Il rischio del correntista nella normativa europea di salvataggio delle
banche – Il “Bail-in”

Dal 1° gennaio del prossimo anno entreranno in vigore in tutti paesi della
Ue le nuove regole per la soluzione della crisi degli istituti bancari,
fatte proprie naturalmente – sia pure in extremis – anche dal nostro
Governo.
In particolare, quando il capitale di un istituto abbia raggiunto lo zero,
entra/può entrare in funzione un piano di salvataggio interno (di qui il
Bail-in, diverso dal Bail-out in cui il salvataggio avviene invece – come
per la Grecia – dall’esterno).
Secondo le regole del Bail-in, e sempreché non prevalgano le esigenze di
messa in liquidazione della banca, sono in primo luogo gli azionisti a
dover far fronte agli oneri del salvataggio dell’istituto, ma,
sussidiariamente rispetto a loro, il carico si estende agli obbligazionisti
per poi, in ulteriore subordine, investire anche i correntisti, sia pure
con riguardo alla sola eccedenza dei loro depositi rispetto all’importo
limite e intangibile di Euro 100.000, che, come forse si ricorderà, è
quello comunque garantito dallo “Stato sovrano”.
Attenzione, dunque!
Ma come si fa a sapere se la banca è affidabile o meno?
Le agenzie specializzate come Standard&Poor’s (con tutte le perplessità
sulla loro “specializzazione”…) esprimono il proprio giudizio sulle
capacità delle banche, come peraltro anche delle aziende (farmacie
comprese), di pagare o meno i propri debiti attraverso le ben note lettere
alfabetiche: A, B, C e D.
Le banche che hanno il rating contrassegnato con la lett. A hanno
notoriamente un’affidabilità alta.
La lett. B individua gli istituti che hanno difficoltà nel sostenere
perdite.
La lett. C individua quelli che certamente (o quasi) non pagheranno i loro
debiti.
La lett. D, infine, indica le banche che sono in default.
Che può fare un comune mortale, che disponga di somme depositate in c/c
superiori a 100.000 euro, per difendere i suoi denari?
Chiedere evidentemente il rating dell’istituto e valutare perciò sulla base
del risultato se depositare o meno somme superiori all’importo “protetto”.
Inoltre, il rating interessa anche i titoli di stato, le obbligazioni
societarie, le quotazioni di borsa, ecc., cosicché, ad esempio, i titoli
greci sono contrassegnati con la lett. C, quelli dello Stato italiano (BOT
e CCT) con la lett. B.
Insomma, dinanzi a una banca e/o a un titolo con un rating C è meglio
fuggire; se il rating è B, è bene rifletterci e valutare ipotesi di
investimento o di conto corrente diverse.
Ma avremo modo di riparlarne.
(franco lucidi)

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