SCONTRINO FISCALE E POS – QUESITO
Capita sempre più spesso che il cliente paghi una parte del corrispettivo
in contanti ed il resto tramite POS. Mi è stato però ora contestato che per
alcuni incassi l’importo documentato dallo scontrino non coincide con
quello risultante dalla ricevuta del POS. È un rilievo corretto?

Torniamo su un tema già trattato ma in realtà sono casi che effettivamente
si stanno presentando con frequenza.
Allorché comunque lo scontrino certifichi un importo inferiore a quello
indicato nella ricevuta rilasciata a seguito dell’operazione di pagamento
elettronico, gli agenti verificatori (come dovrebbe essere accaduto nel Suo
caso) interpretano tale non corrispondenza dei due importi come presunzione
di parziale mancata certificazione dei corrispettivi (incassi “in nero”, in
buona sostanza).
Senonché, in primo luogo, nessuna norma prescrive che in caso di utilizzo
della moneta elettronica il pagamento debba necessariamente riguardare
l’intero corrispettivo certificato, essendo possibile evidentemente che, a
fronte dell’emissione di un solo scontrino, il pagamento sia appunto
operato parte in contanti e parte tramite POS, o che, viceversa, un unico
pagamento tramite POS sia certificato da più scontrini.
Inoltre, venendo al punto, come del resto recentemente sta riconoscendo
anche la giurisprudenza (pur se per il momento, almeno così ci pare,
soltanto quella di merito), la non perfetta coincidenza dei due documenti –
checché ne pensi il Fisco – non vale di per sé a costituire una presunzione
di evasione, se non corroborata da ulteriori indizi.
È inutile però aggiungere che, finché sulla questione non si sarà posto un
punto fermo (ragionevolmente anche qui soltanto con l’intervento dei
giudici di legittimità), sarebbe opportuno emettere via via gli scontrini
fiscali in corrispondenza con i singoli pagamenti operati con carta
bancomat, perché – almeno quando si può – il contenzioso va evitato.

(roberto santori)

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