Il debito fiscale della società di persone cancellata “segue” il socio
illimitatamente e solidalmente responsabile

Il socio di una società di persone (e, quindi, anche di una società
titolare di farmacia) estinta è tenuto a farsi carico dei debiti tributari
non assolti dalla società stessa.
E’ questo l’effetto, anche secondo la Cassazione (v. sent. n. 24322 del
14/11/2014), della responsabilità illimitata e solidale dei soci per tutte
le obbligazioni sociali, ivi comprese le pendenze nei confronti del Fisco,
principio che, come abbiamo peraltro ricordato anche qui, non viene meno
neppure con la cancellazione della società debitrice.
Infatti, guardando ancora una volta alla sentenza della S.C. appena citata,
i soci succedono alla società estinta nei confronti dei creditori sociali
(cfr. art. 2312, comma 2, c.c.) con la conseguenza che “ogni pretesa in
danno della società deve essere indirizzata nei confronti dei soci”.
Fin qui il pensiero degli Ermellini – mutuando in campo tributario
indiscutibili principi in materia di responsabilità del socio nella società
di persone – appare condivisibile.
Si rivela invece inquietante un successivo passaggio della Cassazione
quando afferma che “sul piano tributario, essendo il debito del socio il
medesimo della s.n.c., egli è, quindi, legittimamente sottoposto
all’esazione del debito fiscale accertato nei confronti della s.n.c. […]
senza che sia necessario notificargli l’atto impositivo originario e/o gli
atti amministrativi conseguenti.”
In altri termini il Fisco, nel perseguire il socio per il debito non
riscosso, non ha l’obbligo di procedere “ad alcuna attività nuova di
liquidazione d’imposta e, dunque, non ha alcun dovere di notificare al
socio coobbligato alcun avviso, neppure bonario”, perché l’emissione
dell’atto di riscossione (nel caso di specie si trattava di una cartella di
pagamento) “… si configura come strumentale alla formazione del titolo
esecutivo e all’esercizio dell’azione forzata riguardo al coobbligato.”
E’ questa una conclusione che finisce però, ci pare, per compromettere in
modo decisivo il diritto di difesa del socio che, qualora non abbia
partecipato all’amministrazione della società, avrebbe una conoscenza
sommaria della vicenda, che ora viene invece a investirlo, attraverso gli
scarsi elementi richiamati nell’atto di riscossione, e tale circostanza
(forse) avrebbe dovuto suggerire alla Corte di porre a carico
dell’Amministrazione finanziaria – quantomeno – maggiori oneri di
informativa a favore del socio-debitore soggetto a escussione.
(stefano civitareale)

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