NORMATIVA, GIURISPRUDENZA & PRASSI (in pillole)

➢ La titolarità della farmacia sociale pertiene alla società come tale
Consiglio di Stato – sent. 07/09/2015, n. 4128
La Regione Lazio, già all’indomani della l. 362/91, aveva subito assunto
con tenacia una singolare posizione: qualsiasi modifica della forma (da snc
a sas, o viceversa) o della compagine di una società di persone titolare di
farmacia comporta un trasferimento della titolarità dell’esercizio e dunque
– per ogni variazione – il pagamento della relativa tassa una tantum di
concessione regionale.
Resasi conto dell’infondatezza della tesi, la Regione era presto addivenuta
a più miti consigli ma nel frattempo alcune società avevano prestato
acquiescenza alla richiesta e provveduto al pagamento della tassa, e invece
una di queste aveva trasferito la vicenda dinanzi al Tar chiedendo il
rimborso di quanto pagato.
Il ricorso era stato ritenuto inammissibile (non importa illustrarne le
ragioni): di qui l’appello al Consiglio di Stato che ha ora accolto il
ricorso introduttivo.
Il CdS, richiamando anche la sentenza della Suprema Corte n. 8924/1999
(secondo cui “la trasformazione di società si realizza attraverso una
modificazione dell’atto costitutivo dell’ente, che implica il passaggio di
un tipo di società ad un altro, senza però determinare alcuna forma di
novazione soggettiva di modo che la società, quale che ne fosse la veste
prima della trasformazione e qualunque essa sia all’esito di detta
operazione, resta pur sempre il medesimo ente con tutti i diritti e gli
obblighi che a questa fanno capo”), rileva in particolare che “le società
di persone, pur non dotate di personalità giuridica sono comunque centri di
interesse distinti da quelli dei soci”, e che “l’art. 7 della legge 8
novembre 1991 n.362 prevede che l’autorizzazione all’esercizio della
farmacia è rilasciata alla società e non ai singoli soci”.
E nel caso in esame, conclude il CdS, “la trasformazione della società ha
riguardato solo un profilo organizzativo e formale della società con
concentrazione della partecipazione nelle mani della dottoressa …………., già
socio di maggioranza e direttore della farmacia dal 1999 e non si è
determinato alcun ulteriore cambiamento per cui l’autorizzazione originaria
è rimasta immutata, salva la necessaria annotazione delle modifiche sociali
effettuate”.
Secondo la Regione Lazio, invece, la società di persone non costituirebbe
un soggetto autonomo a cui sia attribuita la titolarità della farmacia, ma
costituirebbe soltanto un esercizio in comune dell’impresa, mentre la
titolarità e la proprietà della farmacia andrebbero riferite ai soci cui è
pertanto attribuito il patrimonio sociale, talché con il variare degli
stessi e/o della forma sociale (nella fattispecie erano variati sia i primi
che la seconda, perché la snc era stata trasformata in sas) si avrebbe
anche modificazione della titolarità della farmacia.
Come si vede, la tesi regionale – imperniata sull’assunto che la titolarità
della farmacia pertinerebbe ai soci e quindi solo la sua gestione alla
società come tale – coincide sostanzialmente con quella, fondata
sull’asserita “contitolarità”, sostenuta nella famosa nota del Min. Salute
sui concorsi straordinari.
È vero che, come abbiamo già rilevato altre volte, in quella circostanza il
parere ministeriale ha mostrato probabilmente di ritenere configurabile –
per i soli assegnatari in forma associata di farmacie a seguito dei
concorsi – una società personale di “diritto speciale”, derogatoria perciò
di quella di “diritto comune” prevista nella l. 362/91.
Ma nel concreto questa sentenza del Consiglio di Stato – che fa giustizia,
con considerazioni peraltro del tutto scontate, di tale tesi – potrebbe
parimenti rivelarsi un utile “precedente” per i concorrenti che, risultando
vincitori in forma associata (nella stessa o in una diversa compagine) in
due concorsi, invocassero l’assegnazione di ambedue le sedi conseguite.
Sull’ormai vexata quaestio non sembra comunque aver preso almeno per il
momento posizione la Regione Toscana, i cui 76 decreti in data 21/8/15,
recanti i numeri dal 3786 al 3861 (tutti pubblicati nel Burt del 9/9/15),
si limitano infatti, coniando un nuovo vocabolario, ad assegnare
definitivamente altrettante sedi – tutte conseguite da compagini
associative – non alle persone fisiche dei componenti, né alle future
società di persone tra loro formate (a quel momento appunto ancora
inesistenti), ma a stravaganti “candidature in forma associata”, sia pure
con l’indicazione di tutti i farmacisti che ne fanno parte e di cui sino ad
allora era noto il solo referente.
Qui dunque la battaglia – che a questo punto sembra proprio inevitabile –
non è ancora iniziata.
(gustavo
bacigalupo)

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