IL TESTO DEL DDL. CONCORRENZA VA IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA

Come avrete rilevato anche dalla stampa di categoria e dai puntuali siti
del settore, l’art. 32 del ddl. Concorrenza ha subito in dirittura finale
ulteriori manipolazioni, e alcune del tutto inattese, anche se curiosamente
le disposizioni aggiunte al testo originario sono state numerate come se si
trattasse di un decreto legge in fase di conversione, ricorrendo cioè a
inutili “bis” (con addirittura due commi 1-bis…).
Esaminiamone comunque il testo, che è stato presentato lunedì scorso
(unitamente agli immancabili numerosi emendamenti) all’Aula di
Montecitorio, che dovrebbe avviarne la discussione martedì 29 settembre,
frazionandolo per comodità nei quattro segmenti di cui in sostanza – per
quanto riguarda le farmacie – si compone e che riguardano:
a) le modifiche ai commi 1, 2, 3 e 4-bis dell’art. 7 della l. 362/91
[comma 1 dell’art. 32];
b) le modifiche al comma 1 lett. a) e al comma 2 dell’art. 8 della l.
362/91 [comma 1-bis dell’art. 32];
c) l’aggiunta del comma 2-bis all’art. 2 della l. 475/68 [comma 1-bis (?)
dell’art. 32];
d) le modifiche al comma 8 dell’art. 11 del d.l. Cresci Italia su “orari
e turni delle farmacie convenzionate con il SSN” [art. 32-bis].

▪ Le modifiche ai commi 1, 2, 3 e 4-bis dell’art. 7 della l. 362/91
(comma 1 dell’art. 32)
Questo il confronto del testo oggi vigente dei commi 1, 2, 3 e 4-bis
dell’art. 7 della l. 362/91 (intitolato “Titolarità e gestione della
farmacia”) con quello licenziato dalla Commissione Finanze e Attività
produttive della Camera

|Testo in vigore dei commi 1, 2,| |Nuovo testo secondo il comma 1 |
|3 e 4-bis dell’art. 7 della l. | |dell’attuale art. 32 ddl. |
|362/91 | |Concorrenza |
|1. La titolarità dell’esercizio| |1. Sono titolari dell’esercizio |
|della farmacia privata è | |della farmacia privata le persone |
|riservata a persone fisiche, in| |fisiche, in conformità alle |
|conformità alle disposizioni | |disposizioni vigenti, le società |
|vigenti, a società di persone | |di persone, le società di capitali|
|ed a società cooperative a | |e le società cooperative a |
|responsabilità limitata. | |responsabilità limitata. |
|2. Le società di cui al comma 1| |2. Le società di cui al comma 1 |
|hanno come oggetto esclusivo la| |hanno come oggetto esclusivo la |
|gestione di una farmacia. Sono | |gestione di una farmacia. La |
|soci della società farmacisti | |partecipazione alle società di cui|
|iscritti all’albo in possesso | |al comma 1 è incompatibile con |
|del requisito dell’idoneità | |qualsiasi altra attività svolta |
|previsto | |nel settore della produzione e |
|dall’artico-lo 12 della legge 2| |informazione scientifica del |
|aprile 1968, n. 475 e | |farmaco, nonché con l’esercizio |
|successive modificazioni. | |della professione medica. Alle |
| | |società di cui al comma 1 si |
| | |applicano, per quanto compatibili,|
| | |le disposizioni di cui |
| | |all’articolo 8. |
|3. La direzione della farmacia | |3. La direzione della farmacia |
|gestita dalla società è | |gestita dalla società è affidata a|
|affidata ad uno dei soci che ne| |un farmacista in possesso del |
|è responsabile. | |requisito dell’idoneità previsto |
| | |dall’articolo 12 della legge 2 |
| | |aprile 1968, n. 475, e successive |
| | |modificazioni che ne è |
| | |responsabile. |
|4-bis. Ciascuna delle società | |ABROGATO |
|di cui al comma 1 può essere | | |
|titolare dell’esercizio di non | | |
|più di quattro farmacie ubicate| | |
|nella provincia dove ha sede | | |
|legale. | | |

Sulle modifiche ai commi 1 e 3 e sull’abrogazione del comma 4-bis ci siamo
soffermati nella Sediva news del 24/02/2015: “L’art. 32 del ddl.
Concorrenza”, e invece dell’importante riscrittura in itinere del secondo
periodo del comma 2 si è trattato diffusamente nella Sediva news del
23/07/2015: “L’“emendamento” all’art. 32 del ddl. concorrenza”, criticando
come merita il gigantesco omaggio ai distributori all’ingrosso.
Anzi, questa modifica è stata ancor “meglio” riformulata con la
soppressione del sostantivo “intermediazione”, che avrebbe forse potuto –
chissà? – ingenerare pur modestissimi dubbi interpretativi e magari
incidere in qualche modo sull’enormità del regalo…, e quindi ora è sicuro
che aver praticamente replicato nell’art. 7 (e nell’art. 8) della l.
362/91, per giunta con gli interessi, il testo-Bersani del 2006 con il
gentile cadeau ivi contenuto, non è stato per nulla un refuso dei
proponenti, ma ha rispecchiato perfettamente la volontà di aprire ai
distributori l’accesso alla titolarità delle farmacie, con tanti saluti al
“divieto di integrazione verticale” che i relatori dell’emendamento avevano
dichiarato di voler introdurre senza equivoci nel provvedimento.
Ancora un vulnus, perciò, inferto biecamente ad altri capisaldi (storici ma
tuttora preziosi) del generale assetto normativo del servizio farmaceutico,
perché oggi – lo ripetiamo a beneficio dei meno accorti – ai grossisti è
appunto dal 2006 consentito soltanto partecipare a società di gestione di
farmacie comunali (e allora già questo apparve di per sé censurabile) che
però non possono assumerne la titolarità perché pertiene soltanto al
comune, mentre verrebbe in tal modo permesso ad un altro dei componenti la
“filiera del farmaco”, con tutto quel che comporta, di partecipare a
società, che saranno ovviamente società di capitali, legittimate invece ad
assumere ora e con pienezza dei ruoli la titolarità di farmacie.
Ma il dado purtroppo sembra ormai tratto e ha quindi forse ragione da
vendere chi – come qualche giorno fa Vittorio Contarina – invita la
categoria dei titolari di farmacia a “mettere da parte i personalismi e
fare massa critica ed economia di scala attraverso l’aggregazione dei
farmacisti”, fino ad “arrivare a un unico grande gruppo che metta in rete
le farmacie e metta i farmacisti in grado di competere nel mercato che
verrà”.
D’altra parte, come abbiamo già sottolineato, il rischio di una parziale ma
chirurgica “cannibalizzazione” della distribuzione al dettaglio del farmaco
(abbiamo letto tutti che il Gruppo Alleanza ha preannunciato di voler
investire 1 miliardo di euro nell’acquisto di 1000 farmacie!) può pesare
molto di più di qualche rilevante vantaggio personale che in alcune
circostanze i titolari di farmacia e le loro famiglie possono trarre
dall’art. 32.
Ricordavamo infatti che ne guadagnerà il padre con due figli, uno
farmacista e l’altro no, che – in vita o in sede successoria – potrà vedere
finalmente risolti (ma il figlio farmacista sarà d’accordo?) i suoi
problemi di cambio generazionale, e potrà trarne profitto anche il titolare
di farmacia che ha progettato la vendita dell’esercizio e ragionevolmente
vedrebbe pertanto almeno nell’immediato lievitare la domanda e per ciò
stesso il prezzo offerto, ovvero la farmacia che, per ubicazione o per
altro, può sembrare al riparo da qualsiasi appetito di matrice
capitalistica, come pure potranno cogliere l’occasione della piena
personalità giuridica della società di capitale quei pochi farmacisti-
imprenditori – che oggi partecipano in grande stile e con grandi mezzi, ma
pur sempre faticosamente, a parecchie società di persone – per avviare
processi di concentrazione di più farmacie sotto un’unica ragione sociale e
assumere tante altre iniziative.
Inoltre, si può dare praticamente per scontata la trasformazione in srl
della gran parte delle farmacie oggi condotte individualmente o mediante
società di persone, facilitando così sotto alcuni aspetti – giuridici,
fiscali ma anche gestionali – la conduzione degli esercizi.
Ma non possiamo non pensare anche e soprattutto a quelle circa 3000
farmacie in grave difficoltà, molte delle quali straordinariamente
indebitate proprio verso i fornitori, che potrebbero dunque in numerose
vicende sfruttare la circostanza per costringere i rispettivi debitori a
venire a patti, in qualche caso forse salvandoli dal fallimento, ma a quali
condizioni?
E poi non ci sono solo i grossisti di farmaci, visto che grandi “capitali”
– intesi ovviamente come potenziali “soci” – interessati a un settore nuovo
di zecca per il nostro Paese possono muoversi da ogni parte del mondo,
incluso quello criminale (vi dice niente il novello “autoriciclaggio”?),
anche se forse non saranno i vari Auchan e/o le varie Coop a ingolosirsene
più di tanto, considerati i problemi che attualmente attanagliano buona
parte della grande distribuzione al dettaglio che quindi si accontenterà
probabilmente di veder promossi i loro corner in “farmacie non
convenzionate” (di cui diremo più in là), se mai il sistema dovesse
disgraziatamente assorbire anche questa iattura.
In definitiva, però, anche tenuto conto che all’auspicata golden share a
favore dei farmacisti nelle società di capitali che assumeranno la
titolarità di farmacie il ddl. continua a non fare il minimo cenno, e pur
non trascurando evidentemente la grandissima importanza per la categoria
dell’assoluto suo silenzio sulla fascia C (ma si ha la netta sensazione che
qui la partita non sia affatto chiusa del tutto…, come sembra certificare
anche l’“indizio” che vedremo tra un momento), a noi pare difficile che –
tra i “più” e i “meno” rilevabili anche indirettamente dal provvedimento –
il saldo algebrico per l’intero sistema farmacia possa alla fine rivelarsi
di segno positivo, come invece sembra credere qualche commentatore
disegnando un futuro ricco di soluzioni alternative e di scatole cinesi ma
dimenticando quali siano le realtà che caratterizzano buona parte delle
17mila (prossime 19mila) farmacie private.
A meno che, s’intende, la categoria non riesca davvero, ad esempio, a
formare quasi magicamente quell’“unico grande gruppo che ecc.” invocato dal
Presidente dell’Assiprofar, o a organizzare adeguate e massicce iniziative
del genere, rimedi però di tutt’altro che agevole realizzazione pratica per
l’estrema eterogeneità tra loro delle farmacie, destinata per di più ben
presto ad ampliarsi ulteriormente.
Nessuno deve necessariamente distinguersi per ottimismo a ogni costo o
pessimismo a oltranza, ma tutti noi siamo tenuti nelle nostre analisi a
disegnare un quadro il più fedele possibile – naturalmente secondo la
visione e la scienza di ognuno – di quel che sta avvenendo e di quel che
può derivarne, per le singole farmacie come per l’intera categoria.
Comunque andrà, il lavoro da svolgere è e sarà notevole, in primo luogo per
le rappresentanze professionali e sindacali dei titolari di farmacia e poi
per tutti coloro, e sono tanti, che sono chiamati ad assisterli.

▪ Le modifiche al comma 1 lett. a) e al comma 2 dell’art. 8 della l.
362/91 (comma 1-bis dell’art. 32)
Qui di seguito un confronto anche tra i due testi ora in esame.

|Testo in vigore del comma 1, | |Nuovo testo secondo il comma 1-bis|
|lett. a), e del comma 2 | |dell’attuale art. 32 ddl. |
|dell’art. 8 della l. 362/91 | |Concorrenza |
|1. La partecipazione alle | |1. La partecipazione alle società |
|società di cui all’articolo 7, | |di cui all’articolo 7, salvo il |
|salvo il caso di cui ai commi 9| |caso di cui ai commi 9 e 10 di |
|e 10 di tale articolo, è | |tale articolo, è incompatibile: |
|incompatibile: | |a) nei casi di cui all’articolo 7,|
|a) con qualsiasi altra attività| |comma 2, secondo periodo; |
|esplicata nel settore della | | |
|produzione, intermediazione e | | |
|informazione scientifica del | | |
|farmaco; | | |
|2. Lo statuto delle società di | |2. Lo statuto delle società di cui|
|cui all’articolo 7 ed ogni | |all’articolo 7 e ogni successiva |
|successiva variazione sono | |variazione, ivi incluse quelle |
|comunicati alla Federazione | |relative alla compagine sociale, |
|degli ordini dei farmacisti | |sono comunicate, entro sessanta |
|italiani, nonché all’assessore | |giorni, alla Federazione degli |
|alla sanità della competente | |ordini dei farmacisti italiani, |
|regione o provincia autonoma, | |nonché all’assessore alla sanità |
|all’ordine provinciale dei | |della competente regione o |
|farmacisti e alla unità | |provincia autonoma, all’ordine |
|sanitaria locale competente per| |provinciale dei farmacisti e |
|territorio, entro 60 gg. dalla | |all’unità sanitaria locale |
|data dell’autorizzazione alla | |competente per territorio. |
|gestione della farmacia. | | |

A parte qualche errore grammaticale imputabile alla fretta e ai vari tira e
molla di frangenti come questo, l’intervento sulla lett. a) del comma 1 non
necessita certamente di commenti, richiamando giustamente il nuovo testo
del secondo periodo del comma 2 dell’art. 7 di cui si è appena parlato.
E tutto sommato è condivisibile anche quello sul comma 2 dell’art. 8, sia
perché l’inciso “ivi incluse quelle relative alla compagine sociale”
sgombra il campo da qualche equivoco (non sempre infatti la modifica della
compagine sociale si traduce – anche se non dovrebbe essere così – in una
modifica statutaria), e sia perché l’attuale decorrenza dei 60 giorni dalla
“data dell’autorizzazione alla gestione della farmacia” ha ingenerato
talvolta questioni pratiche di soluzione incerta, che invece non si
porranno nel futuro visto che il termine decorrerà comunque dalla data di
stipula del rogito notarile di “variazione” statutaria ovvero del rogito
modificativo della compagine sociale, pur quando (per un errore del notaio)
esso non contenga anche una formale variazione dello statuto.

▪ L’aggiunta del comma 2-bis all’art. 2 della l. 475/68 (comma 1-bis
[?] dell’art. 32)
Così infatti recita al momento il “secondo” [?] comma 1-bis dell’art. 32.

“1-bis. All’articolo 2 della legge 2 aprile 1968, n. 475, come modificato
dall’articolo 11 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dopo il comma 2 è aggiunto
il seguente:
«2-bis. Nei comuni fino a 6.600 abitanti, alle farmacie che risultano
essere soprannumerarie per decremento della popolazione è consentita la
possibilità di trasferimento in ambito regionale, previo pagamento di una
tassa di concessione governativa una tantum pari a 5.000 euro».”.

Questo comma 2-bis dell’art. 2 della l. 475/68 andrebbe quindi in coda a
quest’ultimo, che – come noto – è stato interamente riscritto dal comma 1
lett. c) dell’art. 11 del dl. Cresci Italia, e che così dispone:
“«Art. 2. – 1. Ogni comune deve avere un numero di farmacie in rapporto a
quanto disposto dall’articolo 1. Al fine di assicurare una maggiore
accessibilita’ al servizio farmaceutico, il comune, sentiti l’azienda
sanitaria e l’Ordine provinciale dei farmacisti competente per territorio,
identifica le zone nelle quali collocare le nuove farmacie, al fine di
assicurare un’equa distribuzione sul territorio,tenendo altresi’ conto
dell’esigenza di garantire l’accessibilita’ del servizio farmaceutico anche
a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate.
2. Il numero di farmacie spettanti a ciascun comune e’ sottoposto a
revisione entro il mese di dicembre di ogni anno pari, in base alle
rilevazioni della popolazione residente nel comune, pubblicate
dall’Istituto nazionale di statistica»”.
Il perché della collocazione della norma di seguito all’art. 2 appena
riportato è presto detto: si tratterebbe di una disposizione in deroga
sotto molteplici aspetti ai nuovi principi dettati dal dl. Cresci Italia in
tema di organizzazione territoriale dell’assistenza farmaceutica come
(tuttora) autoritativamente pianificata e programmata in funzione di un
preciso rapporto limite farmacie-abitanti (oggi pari a 1:3300), essendo in
particolare ivi contemplati, da un lato, spostamenti “ultracomunali” di
farmacie del tutto inediti e, dall’altro, l’inevitabile – anche in ossequio
al principio di “sussidiarietà verticale” enunciato nell’art. 118 della
Cost. – sottrazione ai comuni, e affidamento alla regione, della competenza
a disporli.
Saremmo allora sempre all’interno dell’ambito di operatività del criterio
demografico, dato che una farmacia trasferita sul territorio regionale – in
applicazione di una norma pur scritta così lapidariamente – da
“soprannumeraria” nel comune A diventerebbe fatalmente “numeraria” nel
comune B, non essendo neppure lontanamente immaginabile una soluzione
diversa e non è necessario spiegarne il perché.
Le farmacie istituibili per la prima volta in soprannumero resterebbero
quindi quelle innestate nella p.o. ex art. 104, primo comma, TU (come tali
riassorbibili si sensi del secondo comma di tale articolo e, al pari di
qualsiasi altro esercizio soprannumerario, in applicazione dell’art. 380
dello stesso TU) e quelle istituite “extra ordinem” nei porti, aeroporti,
ecc. (invece non riassorbibili per incrementi della popolazione residente
nel comune ma semmai solo sopprimibili per ragioni inerenti alle specifiche
aree di ubicazione).
Tornando al novello comma 2-bis dell’art. 2 della l. 475/68 proposto dal
ddl., non è proprio infrequente il caso di farmacie originariamente
“numerarie” (perché istituite con il criterio demografico, previsto d’altra
parte nel sistema da oltre cent’anni) e/o di farmacie di “antico diritto”
(aperte con ben altri “criteri” ma poi riconosciute come “legittime” o
“privilegiate”), le quali siano nel tempo risultate o in ogni caso
risultino oggi “soprannumerarie per decremento della popolazione”.
Perciò, questo è il punto, nel concreto il problema esiste ed in qualche
circostanza è molto grave per gli esercizi che si trovano in quella
situazione.
Ora, questa misura individuata per risolverlo non parrebbe di per sé del
tutto censurabile, se non fosse che sia il momento della sua introduzione
(unitamente alla sua grandiosa estraneità all’oggetto e al titolo del
provvedimento) che alcune grossolanità della formulazione (si pensi, ad
esempio, al “previo pagamento di una tassa di concessione governativa una
tantum pari a 5000 euro”, quando le “concessioni” in materia sono da anni
regionali e per di più abolite già da tempo da alcune regioni, come la
Toscana…) potrebbero instillare perlomeno qualche sospetto, e sembra
comunque sin d’ora certo che, tanto più se il testo resterà questo, potrà
generare contenziosi molto cospicui tanto per il loro numero che per i
grovigli da sciogliere sul piano giuridico.
Senonché, alcune – se non tutte – le criticità che affiorano nella
disposizione potrà/dovrà darsi da fare per risolverle sollecitamente il
legislatore regionale, perché dobbiamo tener presente che questo nuovo
principio statale lascerebbe indubbiamente ampio spazio a norme di
dettaglio, d’altronde imprescindibili se si vuole rendere seriamente
operativa questa misura.
Il vero guaio però è che si tratta di una disposizione – sbrigativa e
farraginosa finché vogliamo – che purtroppo è già da sola immediatamente
prescrittiva, quindi immediatamente applicabile.
Nell’attesa pertanto che il legislatore regionale integri la norma con i
tanti “dettagli” necessari (anche se qualche regione più solerte potrebbe
colmare le lacune persino in tempi brevissimi), non si può certo escludere
che alcuni dei titolari di “farmacie che risultano essere soprannumerarie
per decremento della popolazione”, e che sono ubicate in comuni con non
oltre 6.600 abitanti residenti, tentino quanto prima di avvalersene.
Il tema è molto vasto e numerosi i profili da approfondire, e dovremo
quindi riparlarne quando tempo e spazio ce lo permetteranno e soprattutto
se e quando questa disposizione – peraltro contestata anche in seno alla
stessa Commissione affari sociali della Camera – sarà stata definitivamente
approvata, quel che non sembra per nulla scontato.
Prima di chiudere queste prime notazioni, vogliamo tuttavia rispondere a
quei partecipanti ai concorsi straordinari che ci hanno scritto esprimendo
il dubbio che si tratti dell’ennesima norma ad personam, perché diretta
sfacciatamente a sottrarre alcune – magari le migliori – delle sedi a
concorso ai potenziali loro legittimi destinatari per “assegnarle” ai
titolari di quelle farmacie che eventualmente ne facciano richiesta.
Può darsi che sia esattamente questo l’intendimento di chi ha proposto
improvvisamente una disposizione così dirompente, ma a noi pare che quando
la graduatoria sia stata ormai pubblicata (che siano stati o meno avviati
gli interpelli) l’interesse legittimo dei concorrenti, compresi quelli
collocati oltre il numero utile alla ricezione del primo interpello,
diventi intensamente pretensivo e meritevole di tutela assai più ampia
dell’interesse del titolare di farmacia che si trovi nelle condizioni per
richiedere un trasferimento dell’esercizio “ultracomunale”, che è infatti
un interesse bensì anch’esso protetto (proprio da questa disposizione) ma
che sembra recessivo nel bilanciamento con quello dei concorrenti.
Diversamente potrebbe almeno in astratto essere inquadrata la vicenda se il
concorso versasse ancora in una delle fasi pregraduatoria, ma personalmente
fatichiamo a credere nello “stralcio” (ne abbiamo visti infatti sin troppi
e altri sono sciaguratamente in arrivo) di ulteriori sedi dai concorsi in
atto per realizzare il “trasferimento ultracomunale” di una farmacia, se
non altro per il clamore che già accompagna i concorsi straordinari e che
diventerebbe assordante in un’evenienza del genere, quasi costringendo il
giudice amministrativo ad accogliere l’inevitabile ricorso di qualche
concorrente.
Ma anche questo è un aspetto che vedremo meglio in seguito.

▪ Le modifiche al comma 8 dell’art. 11 del d.l. Cresci Italia: “Orari
e turni delle farmacie convenzionate con l’SSN” (art. 32-bis)

“1. Gli orari e i turni di apertura e di chiusura delle farmacie
convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) stabiliti dalle
autorità competenti costituiscono il livello minimo di servizio che deve
essere assicurato da ciascuna farmacia. È facoltà di chi ha la titolarità o
la gestione della farmacia di prestare servizio in orari e in periodi
aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori, purché ne dia preventiva
comunicazione all’autorità sanitaria competente e informi la clientela
mediante cartelli affissi all’esterno dell’esercizio.”

L’“indizio”, cui accennavamo, di una persistente riserva mentale del
“legislatore” di introdurre in extremis la liberalizzazione della fascia C
lo si ricava sia dal titolo che dal testo della disposizione, in cui
infatti a “farmacie” – fino ad oggi sufficiente di per sé a definire i
destinatari delle norme di settore – viene di seguito aggiunta per la
prima volta l’ulteriore indicazione di “convenzionate con il Servizio
Sanitario Nazionale”.
Sembrerebbe insomma che si intenda così aprire un varco non solo di puro
vocabolario per l’introduzione nell’ordinamento in un giorno non lontano
della figura – come si diceva – di “farmacia non convenzionata”, quella
d’altronde recentemente invocata in più occasioni dai rappresentanti delle
parafarmacie o rinvenibile in qualche disegno di legge rimasto sinora nel
cassetto.
Scendendo ora nel merito della disposizione, configurerebbe con tutta
evidenza una rilevante modifica in “attenuazione” del principio
fondamentale di assoluta liberalizzazione di orari e turni delle farmacie
affermato nel comma 8 dell’art. 11 del dl. Cresci Italia.
È un tema che abbiamo qui esaminato molte volte (da ultimo v. Sediva news
del 22/7/15: “La P.A. non può “delegare” alle farmacie la distribuzione
dell’orario settimanale di apertura obbligatoria degli esercizi”), dando
anche conto del massimo rigore con cui il principio sancito nel comma 8 è
stato interpretato sia dal Consiglio di Stato (ord. dell’1/09/2012) che
dalla Cassazione (sent. n. 3080 dell’8/2/2013: v. Sediva news 22-
25/02/2013: “Gli orari delle farmacie dopo le sentenze della Consulta sui
negozi e della Cassazione sulle intese tra farmacie”).
Lo stato dell’arte odierno, allora, è il seguente: salvo il rispetto degli
orari (e dei turni) d’apertura obbligatoria giornaliera e settimanale (che,
come osservavamo, sono diventati quelli “minimi”), le farmacie hanno
facoltà di tener aperto l’esercizio (anche) in un qualsiasi orario
ulteriore, senza spazio alcuno per la P.A. – né legislativo, né
provvedimentale – di limitarne anche indirettamente il concreto esercizio.
È pertanto consentito alla farmacia – sempre ben ferma l’osservanza
dell’orario e/o turno obbligatorio – prolungare ad libitum l’apertura oltre
gli orari di chiusura stabiliti dai comuni, prolungandolo perciò, ad
esempio, dalle ore 20.00 alle ore 21.00 il martedì, dalle ore 20.00 alle
ore 22.00 il mercoledì, ovvero chiudere puntualmente alle ore 20.00 il
martedì e mercoledì successivi, e così via, e per di più senza
l’apposizione obbligatoria di cartelli o simili.
Anche se nei fatti un certo equilibrio si è generalmente poi stabilito
quasi dappertutto, la questione dell’estrema incertezza – che nella vita di
tutti i giorni ne scaturisce per i cittadini-consumatori circa l’apertura
“prolungata” di una o l’altra farmacia, con tutti i disagi che possono
derivarne – doveva e deve sicuramente essere risolta e l’art. 32-bis del
ddl. va appunto meritoriamente in tale direzione.
L’intervento deve dunque essere visto con grande favore pur se anche questa
norma – che almeno è pienamente coerente con la specifica area operativa
del ddl. – avrebbe potuto/potrebbe essere certamente scritta in termini più
chiari ed esaustivi.
E sul primo periodo della disposizione nulla quaestio: non possiamo infatti
che essere d’accordo, perché contiene una premessa del tutto scontata (a
parte l’“indizio” di cui si è detto).
Invece, il secondo periodo mira a risolvere proprio quella che molti
avvertono come un’esigenza ineludibilmente da soddisfare, quella cioè di
attenuare – sia pur soltanto disciplinandone ragionevolmente le modalità –
l’esercizio della facoltà del titolare di farmacia di “prestare servizio in
orari e in periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori”.
L’obiettivo viene raggiunto subordinandolo espressamente (“purché”) sia ad
una “preventiva comunicazione all’autorità sanitaria competente” che alla
previa informazione alla “clientela mediante cartelli affissi all’esterno
dell’esercizio”.
È chiaro che anche qui l’estensore avrebbe potuto, come accennato, fare
qualcosa di meglio ma notoriamente al meglio come al peggio non c’è mai
fine talché possiamo infine ritenerci soddisfatti di quel che leggiamo.
Ma, ancor più di quella dettata per i “trasferimenti ultracomunali”, questa
disposizione – pur essendo forse anch’essa immediatamente prescrittiva e
immediatamente applicabile – ha indubitabilmente necessità di un
indifferibile intervento normativo del legislatore regionale (cui sinora è
stato invece interdetto qualsiasi provvedimento in materia), perché
l’attuale libera prolungabilità con modalità virtualmente anche “selvagge”
degli orari delle farmacie impone la fissazione quanto prima di un minimo
di regole. Se ne gioveranno tutti, anche la generale assistenza
farmaceutica.
Saranno dunque le regioni a dover sollecitamente disciplinare – all’interno
e quindi nel rispetto del principio-quadro sancito nell’art. 32-bis
[integrativo, evidentemente, del disposto del comma 8 dell’art. 11] – le
modalità e la sfera temporale di efficacia di ogni (singola? plurima?
collettiva?) “preventiva comunicazione all’autorità sanitaria competente”,
ed è facile immaginare che le opzioni regionali potranno essere le più
variegate e anche molto diverse tra loro, suscitando magari, in caso di
interventi legislativi ritenuti eccessivamente limitativi delle facoltà di
scelta delle farmacie, sospetti di incostituzionalità da sollevare dinanzi
al Tar perché li devolva all’esame della Corte.
Ma riparleremo di tutto quel che sarà sopravvissuto, e/o di quelle che
saranno le eventuali ulteriori novità, quando il ddl. – in questi giorni
contestato da più parti per asseriti regali alle “lobby”… – diventerà una
legge dello Stato.
(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!