PROBLEMI E FALSI PROBLEMI SUL REQUISITO DELL’IDONEITÀ PER I SOCI – QUESITO
La nostra situazione è la seguente: vorremmo acquistare in società una
farmacia, ma uno di noi due non è idoneo perché si è appena iscritto
all’Albo.
Abbiamo letto che il Ministero ritiene sospeso fino al 31/12/2016 il
requisito dell’idoneità anche per i soci, ma ci è stato fatto notare che
secondo parecchi osservatori dal 1/1/2017, se a quella data il biennio non
è stato ancora compiuto da un socio, questo socio può essere considerato
decaduto e quindi escluso dalla società; e sarebbe un problema che
riguarderebbe anche i vincitori del concorso in forma associata non in
possesso dell’idoneità né al momento della partecipazione, né
successivamente, con il rischio che, nel caso in cui un socio non
completasse i due anni in tempo, la società sia dichiarata decaduta dalla
titolarità al 1 gennaio 2017.

In sede di conversione in legge del dl. n. 192 del 31/12/2014 (il c.d.
“Milleproroghe”), come noto, è stato aggiunto all’art. 7 dell’originario
d.l. un comma 4-quater, secondo cui:
“A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, ad esclusione delle sedi oggetto del concorso
straordinario di cui all’art. 11 del dl. 24/1/2012, n. 1, convertito, con
modificazioni, dalla l. 24/3/2012, n. 27, e successive modificazioni,
l’efficacia delle disposizioni in materia di requisiti per il trasferimento
della titolarità della farmacia, di cui all’art. 12 della l. 2/4/68, n.
475, e successive modificazioni, è differita fino al 31 dicembre 2016. Fino
a tale data, ai fini dell’acquisizione della titolarità di una farmacia, è
richiesta esclusivamente l’iscrizione all’albo dei farmacisti”.
Tale disposizione è stata oggetto di commento nella Sediva News del
18/02/2015.
Nonostante però il discutibile vocabolario (…“l’efficacia… è differita”:
come se il 2° e l’8° comma dell’art. 12 della l. 475/68 fossero due
disposizioni neoistituite e non in vigore, rispettivamente, da 47 e 31
anni!), la sua ratio, se mai possa considerarsi tale, sta nella scelta (?)
del nostro Esecutivo-Legislatore di permettere al farmacista, per un
periodo più o meno di 22 mesi (?), di assumere la titolarità di una
farmacia – o anche (come ha chiarito, una volta tanto opportunamente, una
successiva nota ministeriale) acquisire la quota di una società di persone
che sia già titolare di farmacia o che lo diventi sempre in quel periodo –
possedendo il solo requisito professionale soggettivo della “iscrizione
all’albo dei farmacisti”.
In realtà, non si tratta di un “differimento” dell’efficacia delle
“disposizioni in materia di requisiti ecc.”, ma di una sospensione dei loro
effetti per l’intero periodo, all’interno del quale al farmacista non viene
richiesta a quei fini la previa acquisizione in qualsiasi modo della
titolarità di altra (precedente) farmacia oppure il previo conseguimento
dell’idoneità a seguito di un concorso ordinario per titoli ed esami o per
il compimento del famoso biennio di pratica professionale.
Si tratta di una disposizione eccezionale (?) che pare tuttavia a
consumazione istantanea, che pertanto non espone i farmacisti che se ne
avvalgano a nessun termine di scadenza del beneficio, e dunque per costoro
al 1/1/2017 il requisito dell’idoneità non potrà essere riesumato per
alcuna ragione.
Conseguentemente, nessuna società in quanto tale e nessuna partecipazione
sociale possono correre seriamente il rischio dopo il 31/12/2016 di essere
messe in discussione per ragioni anche indirettamente connesse al mancato
possesso dell’idoneità da parte di uno dei suoi componenti al momento della
costituzione o dell’acquisizione della quota.
Non abbiamo personalmente dubbi che sia così per le partecipazioni
acquisite (e/o per le società formate tra farmacisti) fino al 31/12/2016,
ma non possiamo averne neppure per quelle costituite tra i vincitori in
forma associata in un concorso straordinario, i quali infatti – anche se
non tutti sembrano pensarla allo stesso modo – conseguono, all’assegnazione
e accettazione di una sede, l’idoneità di diritto, cioè per investitura
operata dallo stesso art. 11 del d.l. Cresci Italia quando ha voluto
straordinariamente contemplare questa nuova forma di partecipazione
concorsuale.
L’enunciazione sub a) del comma 3 dell’art. 11 (“…in qualunque condizione
professionale si trovino”) esprime inoltre un principio generale che ha
imposto di leggere tutto il resto con lo sguardo ben fermo su di esso e di
ritenere pertanto non ammessi a partecipare al concorso straordinario
soltanto i farmacisti che ne siano stati espressamente esclusi appunto
dall’art. 11 o per effetto di altre disposizioni di legge o di regolamento
con questo compatibili.
Sarebbe stato peraltro irragionevole, oltre che in evidente contrasto con
le finalità stesse del concorso straordinario, anche se per soli titoli,
pretendere il possesso da parte del concorrente di un requisito –
l’idoneità – che non è invece richiesto ai candidati che partecipino a un
concorso ordinario (bandito sia prima che dopo il dl. Crescitalia), e non
può per ciò stesso dubitarsi del conseguimento dell’idoneità da parte di
tutti i vincitori di una sede, individualmente come in forma associata.
Resta forse il mistero sulla fine sostanza della sottrazione – alla
temporanea deregulation sancita da quell’emendamento – delle “sedi oggetto
del concorso straordinario di cui ecc.”, dato che non si può neppure
giustificare l’inciso con la voglia di fare chiarezza sulla piena
legittimazione degli assegnatari in forma associata a partecipare alla
società tra loro costituita in ordine alla farmacia conseguita per
concorso, perché, se fosse stata (anche) questa la finalità
dell’emendamento, sarebbe stato necessario e anche evidentemente
sufficiente tacere tout court sulle “sedi oggetto ecc.” che infatti vi
sarebbero rientrate quasi naturalmente, come il più contiene il meno.
D’altra parte, che la disposizione sia stata scritta in tutta fretta e da
perfetti incompetenti lo si rileva anche proprio da questo richiamo ad
escludendum, visto che persino un osservatore distratto e poco avveduto si
rende facilmente conto che una di quelle sedi non potrebbe mai essere
oggetto di acquisto da parte di chicchessia, quantomeno per il divieto
posto a carico dei loro assegnatari di cedere l’esercizio prima del
compimento di tre anni (andando quindi ben oltre la data-limite del
31/12/2016) dal conseguimento della titolarità in forma individuale ovvero
prima del compimento del decimo anno in caso di acquisizione in forma
associata.
Quindi, almeno per noi, se proprio un significato e un ruolo vanno
assegnati all’inciso, ci pare possa essere soltanto quello di una conferma
che i vincitori in forma associata sono idonei al conseguimento di una
sede, e quindi per loro la “sospensione” disposta dall’emendamento non vale
semplicemente perché non necessaria, in qualsiasi tempo – prima o dopo il
31/12/2016 – sia stata tra loro costituita la società investita della
titolarità della farmacia.
(gustavo bacigalupo)

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