LE PRENOTAZIONI IN FARMACIA DI VISITE SPECIALISTICHE: ASPETTI FISCALI –
QUESITO
Facciamo prenotazioni di visite specialistiche per conto di una società di
servizi e, secondo gli accordi, prendiamo il 30% del prezzo al pubblico
della visita o della prestazione.
Dal punto di vista fiscale è giusto scontrinare il 30% (facendolo figurare
come acconto) ed il resto farlo pagare dal cliente direttamente al
professionista che emetterà sua fattura, oppure bisogna scontrinare il 100%
e poi pagare la fattura al professionista?

Al problema possono essere date due soluzioni dal punto di vista fiscale.
Per la prima, queste somme sono versate dal cliente a titolo di acconto del
prezzo da corrispondere per la visita specialistica; tuttavia, dato che in
questo momento la farmacia funge esclusivamente da depositario di somme
altrui e non sta riscuotendo un compenso per un servizio prestato, la
provvista di denaro ricevuta non deve essere assoggettata né ad iva ne ad
imposte dirette, trattandosi di una movimentazione di capitale, priva come
tale di rilievo fiscale.
Al cliente – a rigore – può essere comunque rilasciata una semplice
ricevuta con la causale “in acconto visita specialistica … del …”, con il
titolo di “anticipazioni escluse dalla base imponibile ai sensi dell’art.
15, comma 3, D.P.R. 633/72”.
Di tali somme, poi, deve essere dato adeguato riscontro in contabilità tra
i conti d’ordine.
Il cliente dal canto suo corrisponde al medico, al momento della visita,
soltanto la differenza (il restante 70% del prezzo, per intenderci) ma
riceve da questi la fattura per l’intero prezzo della prestazione.
La farmacia, infine, fattura alla società di servizi la propria prestazione
di prenotazione/intermediazione compensando il credito vantato per le
proprie spettanze con il debito di pari importo per le somme ricevute in
deposito.
Questa soluzione ha il vantaggio di consentire al cliente di acquisire la
parcella del medico con il prezzo “pieno” della prestazione e
conseguentemente di poter beneficiare in dichiarazione dei redditi delle
detrazioni per spese sanitarie nella massima misura possibile.
Per la seconda soluzione, invece, la farmacia emette una fattura o uno
scontrino fiscale (parlante o meno) direttamente al cliente, qualificando
le somme ricevute come compenso – per ciò stesso imponibile sia ai fini
dell’iva che delle imposte dirette – per il servizio di prenotazione/
intermediazione effettuato a suo favore.
Il medico fatturerà la differenza ma – ripetiamo – in questo modo la somma
da portare in detrazione per la spesa medica al momento della redazione
della dichiarazione sarà inferiore (dato che nessuna detrazione può essere
concessa per il servizio di prenotazione/intermediazione) e, se il cliente
se ne rende conto, la farmacia potrebbe non esporsi ad una… bella figura.

(stefano
civitareale)

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