UN ASSEGNATARIO VICINO ALLA TITOLARITÀ – QUESITO
Tra pochi giorni avendo accettato la sede dovrò indicare i locali dove
intendo aprire la farmacia.
Considerato che c’è un solo locale disponibile nella sede vorrei impegnare
in qualche modo il proprietario anche se si tratta di un locale sfitto da
anni e perciò non dovrei pagare penali particolarmente elevate in caso di
miei ripensamenti.
Che contratto posso fare? E inoltre considerato che la farmacia l’ho
conseguita individualmente come posso regolare il lavoro in farmacia di mia
moglie non farmacista e di eventuali altri parenti, che vorrei lavorassero
sin dall’inizio?

Una soluzione giuridicamente corretta e facilmente praticabile potrebbe
essere quella di stipulare un contratto definitivo di locazione ma
sottoposto alla condizione risolutiva del mancato rilascio a Suo favore –
per una qualunque ragione o causa – della titolarità della farmacia,
prevedendo magari medio tempore un canone forfetario, o comunque molto
modesto.
Quanto all’organizzazione delle prestazioni lavorative in farmacia di Sua
moglie e/o di parenti e/o affini, può essere l’impresa familiare la misura
più adeguata, tenendo presente che la sua costituzione – a fini fiscali –
va formalizzata con l’intervento di un notaio prima dell’inizio attività.
Trattandosi però di collaboratori familiari in ogni caso non farmacisti,
bisogna tener conto dell’obbligatorietà della loro iscrizione nella
Gestione separata dell’Inps, con gli oneri (ma anche con i benefici
previdenziali per gli interessati) che ne conseguono.
Tuttavia, non si dimentichi mai l’estrema delicatezza – e anche insidiosità
dal punto di vista giuridico e fiscale – dell’impresa familiare, un
istituto che continua tuttora ad essere ben poco conosciuto e che pertanto,
quando le cose all’interno del nucleo familiare non siano più quelle di una
volta, può riservare parecchie sorprese.
(stefano lucidi)

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