DALLA CASSAZIONE UN MONITO AL FISCO PER GLI ACCERTAMENTI DA PERCENTUALE DI
RICARICO PER LE AZIENDE IN LIQUIDAZIONE

E’ di comune esperienza che i prezzi praticati per le vendite operate in
sede di liquidazione dell’azienda possano anche non corrispondere ai valori
di mercato ordinariamente rintracciabili in aziende “funzionanti”, e ciò
al fine di giungere ad un più rapido realizzo dell’attivo patrimoniale.
E’ quindi privo di fondamento un accertamento fiscale che tenti di
recuperare maggiori ricavi contestando all’azienda in questione di essersi
discostata dalla percentuale media di ricarico riscontrabile nel settore
economico in cui essa opera.
E’ quanto, del resto, riconosce la Suprema Corte con una recente sentenza
(n. 12285/15 Sez. V) contestando per l’appunto all’Agenzia delle Entrate di
non aver tenuto conto della specifica situazione dell’impresa.
In particolare, gli Ermellini affermano che “La particolare contingenza
economica, culminata nella cessione dell’azienda, e la non contestata
liquidazione delle merci, comprese le rimanenze, costituiscono invero
eventi idonei ad inficiare il presupposto di attendibilità del criterio
della percentuale media di ricarico, costituito dalla (tendenziale)
omogeneità del dato oggetto di comparazione”.
In altri termini, la contestazione del Fisco (la percentuale di ricarico
rilevata è inferiore al valore di mercato) viene posta nel nulla sol
considerando lo stato di liquidazione dell’impresa, di per sé infatti
ragionevolmente incompatibile con le pratiche commerciali di un’azienda “in
corsa”.
Insomma, in questo caso per suffragare il sospetto di ricavi “in nero” si
sarebbe dovuto fare probabilmente qualche sforzo in più.
(roberto santori)

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