Il Jobs Act sui congedi parentali

Il Governo, introducendo anche misure relative alla conciliazione delle
esigenze di cura, vita e lavoro, ha esteso fino a 12 anni di vita del
bambino (dal precedente limite di 8) la possibilità di fruire del congedo
parentale (quello a zero retribuzione), fermo tuttavia il tetto dei sei
mesi di durata complessiva.
Il congedo al 30% di retribuzione, invece, passa da 3 a 6 anni (e a 8 anni
per le famiglie con un reddito che non superi due volte e mezzo l’importo
del trattamento minimo pensionistico), ma ferma anche qui la durata massima
di sei mesi.
Inoltre, i congedi di paternità – che continuano a essere utilizzabili dal
padre soltanto laddove la madre non se ne avvalga – vengono estesi a tutte
le categorie di lavoratori (para subordinati etc….), e quindi non più ai
soli lavoratori subordinati.
Il preavviso che il dipendente è tenuto a dare all’azienda, per usufruire
del congedo parentale, scende tuttavia da 15 a 5 giorni.
Un’importante novità riguarda anche l’automaticità delle prestazioni, dato
che ora, nel caso in cui per la lavoratrice il datore di lavoro non abbia
provveduto al versamento dei contributi previdenziali per i periodi in
argomento, all’interessata spetta parimenti l’indennità di maternità.
Una novità, da ultimo, anche in ordine al part-time, e si tratta di una
novità molto importante, perché viene concessa al lavoratore/lavoratrice la
facoltà di chiedere al datore di lavoro, in luogo del congedo parentale, la
trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale con una
riduzione peraltro dell’orario non superiore al 50% di quello pieno.

(giorgio bacigalupo)

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