SEPARAZIONE E DIVORZIO: L’ACCOLLO DEL MUTUO “VALE” L’ASSEGNO DI
MANTENIMENTO

Un’altra pronuncia della Cassazione (Cass. Civ. Sez. VI Ord. n. 6794/2015)
amplia le ipotesi di deducibilità fiscale delle somme corrisposte in
dipendenza di separazione e/o divorzio.
Già qualche anno fa, infatti, la Corte si era espressa a proposito delle
spese sostenute per l’abitazione del coniuge separato, ammettendone per
l’appunto la deducibilità, posizione recepita di recente anche dalla stessa
Agenzia delle Entrate (v. Sediva News del 26/05/2015).
Questa volta è il caso di un coniuge che si è accollato il mutuo dell’altro
coniuge separato per un importo pari all’assegno di mantenimento stabilito
dal giudice civile nell’ambito del processo di separazione personale.
L’accollo – ritengono gli Ermellini – costituisce un modo di estinzione
delle obbligazioni sia pure diversa dall’adempimento e pertanto ben può
costituire una modalità di pagamento dell’assegno periodico stabilito dal
tribunale l’accordo per il quale il coniuge si fa carico delle rate del
mutuo, intestato all’altro coniuge, di ammontare pari alla somma stabilita
dal giudice.
A ben guardare, infatti, entrambe le prestazioni soddisfano, sia pure
evidentemente con modalità diverse, l’interesse pratico tutelato dalla
legge, ovvero “l’assistenza materiale alla persona che a causa della
separazione versa in stato di bisogno economico”.
(stefano lucidi)

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