Una farmacia “riassorbita” non si sposta a suo piacimento – QUESITO
Per il “riassorbimento” di una farmacia rurale aperta con il criterio della
distanza o topografico in un comune con oltre 12.500 residenti, come il
Comune da atto dell’avvenuto “riassorbimento”? Riassorbimento, significa
equiparazione, assoggettamento al medesimo regime legislativo delle altre
farmacie? Quando la farmacia é stata ricompresa nel numero degli esercizi
spettanti al comune secondo il criterio demografico e la Giunta prende atto
che “la farmacia doveva già essere stata riassorbita”, si intende che la
farmacia è stata riassorbita e può essere perciò trasferita liberamente con
il solo rispetto della distanza di 200 metri dalle altre farmacie ovvero
per decentramento?

Dal quesito ci pare in primo luogo di poter rilevare che sia stata la
Giunta comunale (e non regionale) a constatare che “la farmacia doveva già
essere stata riassorbita”.
La constatazione è comunque esatta perché già con il superamento della
soglia dei 12.500 abitanti, e la connessa riduzione del quorum da 1:5000 a
1:4000 (così era contemplato nella l. 475/68 fino all’unificazione, operata
dall’art. 11 del dl. Cresci Italia, a 1:3300 del rapporto-limite in tutti i
comuni, senza più distinzione tra comuni “maggiori” e comuni “minori”), il
numero delle sedi derivante dall’applicazione del criterio demografico
avrebbe dovuto essere riparametrato con il quorum 1:4000; ne sarebbe
conseguito – sin da allora – proprio il riassorbimento della sede
soprannumeraria. E questo dovrebbe essere appunto il Suo caso.
Quantomeno però dopo l’entrata in vigore del dl. Cresci Italia, tutte le
sedi previste nella p.o. dovrebbero senz’altro essere oggi numerarie, come
del resto “da atto” il Comune; e anche questo semplice “dare atto” – per
rispondere a una delle Sue domande – può ragionevolmente configurare la
necessaria determinazione di natura provvedimentale, anche se implicita, di
disporre il riassorbimento della sede a suo tempo istituita ex art. 104 TU.
Ora, la promozione di quest’ultima in numeraria comporta la perfetta sua
equiparazione alle sedi sin dall’origine numerarie, e quindi anche per essa
vale ora il limite di distanza di 200 m. e non più quello di 3000 (o 1000,
o 500, secondo il tempo dell’istituzione).
Non per questo, però, la farmacia può e/o deve liberamente essere
trasferita in altra zona all’interno della sua circoscrizione territoriale
(ipoteticamente magari ampliata proprio in funzione della diversa sua
odierna tipologia), né meno che mai la sede in quanto tale decentrata ex
art. 5 l. 362/91, perché sia l’una che l’altra vicenda sono assoggettate a
precisi presupposti di legge.
La richiesta infatti di spostamento della farmacia nell’ambito della sede
di pertinenza (pure eventualmente modificata come ora detto) impone
all’amministrazione competente al rilascio della prescritta autorizzazione
(Comune, Asl, Regione) la previa verifica dell’idoneità del nuovo locale a
soddisfare oltre agli interessi puramente imprenditoriali del titolare
dell’esercizio, soprattutto – in generale – le “esigenze degli abitanti
della zona” (art. 1, sesto comma, l. 475/68) e – in particolare – quelle di
“una maggiore accessibilità al servizio farmaceutico” nonché di “un’equa
distribuzione sul territorio, tenendo altresì conto ecc.” (art. 11, comma
1, dl. Cresci Italia).
E’ vero che una inopinata (e deprecabile) decisione del Consiglio di Stato
ha improvvisamente detto una cosa diversa, ma crediamo si tratti di una
voce destinata a restare del tutto… isolata (v. Sediva news 03/02/2015),
come d’altra parte si rileva anche dalla recente sentenza n. 1109 del
6/5/2015 del Tar Lombardia che ha ribadito con linearità i principi
ricordati poco fa.
Quanto al “decentramento” della sede in argomento, le condizioni di
operatività restano in principio quelle indicate nelle due versioni
previste nel primo e secondo comma dell’art. 5 l. 362/91 (sul tema cfr. la
Sediva news 24/04/2015), al ricorrere delle quali entrerà in funzione la
specifica disciplina prevista – se prevista – nella normativa regionale, o,
diversamente, sarà l’amministrazione regionale (come tuttora indicato
nell’art. 5) o quella comunale (come ci sembra più ortodosso) a fissare i
criteri per l’individuazione della sede da trasferire per “decentramento”,
che dunque potrà essere come potrà non essere quella “riassorbita” che
quindi in tal senso non può minimamente godere di una posizione in
qualsiasi modo preferenziale.
(gustavo bacigalupo)

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