Per tutte le fatture elettroniche (alla P.A. e ai privati) numerazione
obbligatoriamente separata da quella delle fatture cartacee

L’intervenuto obbligo di emissione delle fatture nei confronti della P.A.
in formato elettronico ha coinvolto, com’è ormai noto a tutti, anche le
farmacie, alcune delle quali, peraltro, hanno dovuto affrontare sin dallo
scorso anno – in qualche caso con l’aiuto del nostro Studio – questo
problema dell’emissione di fatture elettroniche nei confronti soltanto di
certi Enti locali o strutture pubbliche.

Sta di fatto però che dal 31 marzo scorso tutte le farmacie devono
obbligatoriamente emettere nei confronti di tutte le Pubbliche
Amministrazioni – inclusa la Asl per l’assistenza integrativa, la DPC, il
web care, ecc. – fatture soltanto in formato elettronico, utilizzando uno
dei sistemi proposti dalle varie organizzazioni o strutture (istituzionali
o meno) come la Federfarma, mediante Promofarma, e/o da aziende produttrici
di gestionali.

La farmacia però continua naturalmente a emettere le “tradizionali” fatture
attive anche nei confronti dei privati, che tuttavia possono essere
anch’esse in formato elettronico (come diremo meglio tra un momento) ovvero
continuare ad essere in formato cartaceo, e si può porre quindi nel
concreto il duplice problema della numerazione delle due serie di fatture
(elettroniche e cartacee) e della loro conservazione.

Ora, le fatture elettroniche sono soggette obbligatoriamente alla
conservazione c.d. “sostitutiva”, cioè in forma anch’essa elettronica, e
hanno evidentemente una loro numerazione autonoma – distinta perciò da
quella delle eventuali fatture cartacee – e vanno annotate in uno specifico
registro “sezionale” (delle fatture emesse) che riporta pertanto
l’annotazione contabile soltanto dei documenti in formato elettronico.

Ma, come accennato, anche le fatture attive nei confronti di privati
possono essere emesse e trasmesse ai clienti in formato elettronico
(“xml”), e per ciò stesso vanno in tal caso anch’esse obbligatoriamente
conservate in via “sostitutiva” e numerate seguendo lo stesso ordine
progressivo delle fatture elettroniche nei confronti della P.A.

Le fatture cartacee (che la farmacia può emettere, s’intende, solo nei
confronti di privati) sono invece soggette alla conservazione tradizionale
– cioè annotate sul registro IVA delle vendite, oltre che sull’eventuale
libro giornale – e la loro numerazione, come è detto anche nel titolo, va
in ogni caso separata da quella elettronica.

Quindi, esemplificando, se la farmacia ha emesso ad oggi fatture cartacee
fino alla n. 20, alla prima fattura elettronica dovrà essere attribuito il
n. 1, magari aggiungendo una “E” così da identificarla immediatamente come
elettronica.

Le farmacie assistite potranno naturalmente rivolgersi, per qualsiasi
chiarimento, ai nostri uffici.

(roberto santori)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!