Dalla Cassazione un “monito” al fisco sugli accertamenti da percentuale di
ricarico

Due recenti decisioni della Cassazione (n. 673 del 16/01/2015 e n. 4312 del
04/03/2015, entrambe della Sezione V) intervengono sul delicato problema
delle riprese fiscali fondate in tutto o in parte sulla ricostruzione
presuntiva delle percentuali di ricarico.
Se la contabilità dell’impresa verificata non si rivela inattendibile, per
presumere l’esistenza di ricavi non dichiarati non è sufficiente un
semplice indizio, dovendo le circostanze che conducono a quella conclusione
essere gravi, precise e concordanti per far prova contro l’imprenditore.
Ciò non di meno, troppo spesso le rielaborazioni del ricarico medio
aziendale “proposte” dal Fisco vengono effettuate con grande leggerezza
giungendo a risultati talora abnormi, specie se confrontati appena più
attentamente con la realtà economica dell’azienda.
Con le sentenze citate la Suprema Corte interviene su questa deprecabile
“prassi” piuttosto incisivamente, dato che non si limita a riconoscere che
il criterio di calcolo prescelto “deve comunque rispondere a canoni di
coerenza logica e di congruità”, ma declina immediatamente il principio in
indicazioni molto concrete, precisando innanzitutto che il ricorso al
criterio della media aritmetica semplice – in luogo della media aritmetica
ponderata – può fornire risultati attendibili soltanto quando risulti la
sostanziale omogeneità dei beni ceduti dall’azienda.
Se, invece, tra le varie categorie merceologiche esiste una notevole
differenza – come nel caso in cui le referenze che presentano il ricarico
meno elevato registrano una frequenza di vendita nettamente superiore alla
media aziendale – il ricorso alla media aritmetica ponderata si rivela
indispensabile.
Anche il criterio di scelta del campione selezionato per il confronto tra i
prezzi di vendita e di acquisto – quasi mai l’analisi dei verificatori
viene condotta su tutto l’inventario aziendale – deve essere attentamente
valutato, dovendo questo costituire necessariamente un gruppo significativo
per qualità e quantità dei beni oggetto dell’impresa.
Del resto, come chiarisce espressamente la sentenza n. 673, qualora il
contribuente contesti in sede contenziosa il criterio della determinazione
della percentuale di ricarico, a tali indicazioni devono attenersi anche i
giudici di merito, chiamati infatti “… a verificare la scelta
dell’Amministrazione in relazione alle critiche proposte, alla luce dei
canoni di coerenza logica e di congruità, tenuto conto della natura,
omogenea e disomogenea, dei beni merce nonché della rilevanza dei campioni
selezionati, e la loro rispondenza al criterio di media (aritmetica o
ponderale) prescelto.”.
Più chiaro di così …
(stefano civitareale)

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